Le case popolari a Rimini? Prima agli immigrati

http://www.comune.rimini.it/binary/comune_rimini/ufficio_casa/allegatoA_AMMESSI.1372146000.pdf

Al link di sopra, troverete un’interessantissima graduatoria per le case popolari, nel comune di Rimini, risalente al 19 Giugno scorso. Al primo e al secondo posto, troviamo ( sorpresa), due immigrati: tal Naceur Rejil e Elida Shahini. Scorrendo poi la lista, si può notare una sovraesposizione dei “migranti”, che diviene via via più rada verso la fine della graduatoria.

Ovviamente, ciò non accade solo a Rimini; le nuove assegnazioni delle case popolari, specie al nord, vedono percentuali sempre più forti di immigrati; fino ad arrivare al record del 50% di Padova![1]

La causa principale di questo fenomeno, è presto detta: i criteri di assegnazione delle case popolari, non tengono minimamente conto della cittadinanza italiana, privilegiando aspetti come il numero di figli.
Ergo, secondo le regole attualmente vigenti, se prendiamo Ahmed, appena sbarcato da Lampedusa con 5 figli, e una famiglia italiana sfrattata, che invece di figli ne ha solo 4,ebbene Ahmed ha più diritto della famiglia italiana a occupare una casa popolare.
Esattamente quanto accade con altre forme di “assistenzialismo”, come gli assegni sociali per nucleo familiare.
Insomma, invece di difenderci dalla natalità degli immigrati, che ci sommerge e che peggiora la sovrappopolazione, noi la incentiviamo. Comportamento masochistico.

Del resto, lo Stato sociale oggigiorno ha perso il suo autentico significato: non è più il mezzo con cui la comunità offre un sostegno ai componenti meno fortunati della stessa, ma si tratta invece di una sorta di Caritas, finanziata interamente con i nostri soldi. Ovviamente, è impensabile che lo Stato italiano possa farsi carico dei problemi dell’Africa e di tutto il terzo mondo, e difatti, le case popolari sono sempre più introvabili, e l’Inps è a un passo dal baratro.
Ma logicamente, azzardarsi ad inserire la cittadinanza italiana, nei criteri per le graduatorie delle case popolari, sarebbe “razzista”.
E poi, ci risponderebbero sicuramente i pisapia, avere una casa aiuta gli immigrati ad “integrarsi”; e la società multirazziale, val bene il sacrificio di qualche “straccione” italiano.

Note:
[1]http://senzapelisullalingua.info/padova-choc-piu-del-50-delle-case-popolari-agli-immigrati


4 Comments

  1. luciano luglio 2, 2013 11:53 am  Rispondi

    a pescara le case popolari sono usate dai rom come centro di spaccio!!! e non si abbassano neanche a dormirci, per quello vanno nelle più belle ville in collina!
    è un mondo incancrenito che sta per esalare il suo ultimo respiro

  2. Stefano luglio 2, 2013 12:58 pm  Rispondi

    E’ ovvio, è logico, è conseguente…
    Se i criteri sono la povertà, nessuno è povero come il migrante nullafacente, nullatenente e nullacapitano…
    Se i criteri sono la figliolanza, nessuno ha nove figli minori come il migrante nullacontraccettente e nullasenefregante…
    Se i criteri sono la malattia e l’inabilità, nessuno è malato ed inabile come il migrante, portatore di 437 patologie che lo rendono invalido al 288%…
    Se i criteri sono la rifugianza, la profuganza, la perseguitanza, nessuno li possiede come il migrante, scappato dalle guerre e dalle persecuzioni pagando duemila dollari di viaggio per attraversare mezzo globo fino a trovare un luogo di suo pieno gradimento ove fermarsi…

    Mettere migranti ed italiani a parità assoluta di condizioni, è come chiudere in una gabbia un cagnolino ed una tigre chiedendosi chi mai potrebbe soccombere per primo.

    Accettare acriticamente questo tipo di graduatorie significa prepararsi a smantellare totalmente il welfare entro dieci anni, onde evitare il fallimento dello Stato.

    • Adelmanno luglio 2, 2013 2:02 pm  Rispondi

      Cosa che sta già succedendo in Svezia!

  3. Antonella luglio 3, 2013 8:00 pm  Rispondi

    inserire la cittadinanza italiana nei criteri delle graduatorie non servirebbe a nulla: ormai la concedono a cani e porci

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