Emergenza: i “matrimoni” gay

L’ex olimpionica alle Pari opportunità: “Tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di sesso”

Credo che smetterò di pagaiare. Visti gli effetti a lungo termine che questo può procurare all’organo deputato a pensare.

Definire il “matrimonio gay” un diritto è la cosa più demenziale che qualcuno possa inventarsi. E il fatto che la non esistenza del suddetto vincolo giuridico, causi una sperequazione tra gli individui nei diritti, è una stupidaggine. Altrimenti, qualunque desiderio o capriccio dei singoli che la società non riconosce sarebbe una “lesione del diritto individuale”: un esempio per tutti, la poligamia. Ma forse, quello è il prossimo passo del duo comico tedesco-congolese, del resto da una tal famiglia proviene la seconda.

Ma oltre all’opposizione morale e di principio, c’è anche l’evidente consapevolezza di come, quella delle coppie gay, non sia certo un’emergenza o una priorità. Riguarda infatti, un’esigua minoranza della popolazione.
Gli omosessuali di ambo i sessi sono circa il 3% della popolazione generale, tra loro, solo una minima parte è interessata ad unirsi stabilmente – l’omosessualità è una sessualità nomadica, non certo di coppia – come dimostrano i dati provenienti dai pesi nei quali possono farlo.

Altre volte abbiamo presentato i dati spagnoli. Oggi tocca alla vicina Svizzera.
Dalla sua approvazione ad oggi, pochissimi sono stati i gay che hanno aderito alle “Unioni domestiche”, che è come i matrimoni gay sono chiamati oltre confine. Dopo un primo ovvio “exploit” del primo anno, che comunque non vide più di 2000 di questi “matrimoni”, si è passati ad una media che tende ai 700 all’anno: 695 nell’ultimo anno disponibile, il 2012. E questo in un paese che nello stesso anno, ha visto 42.500 matrimoni normali. Il che vuol dire che ogni 425 matrimoni tra uomo e donna, ci sono meno di 7 unioni gay: meno dell’1%. Un’emergenza come vediamo, che non interessa nemmeno a un gay su tre.

Ma ci scasseranno con i poveri omosessuali che non possono coronare il loro sogno d’amore, presentandoci individui dall’attività sessuale disordinata, come dei romantici cantori rinascimentali. Risponderemo con la ragione.


3 Comments

  1. Werner maggio 11, 2013 9:59 am  Rispondi

    I “matrimoni gay” sono un’invenzione delle associazioni omosessualiste sostenute dalle grandi lobby internazionali che fanno riferimento al Sistema di matrice giudaico-massonica.

    Dal punto di vista etimologico rappresentano un ossimoro, in quanto, la parola matrimonio deriva dal latino “matrimonium”, ossia dall’unione di due parole latine, “mater”, madre, genitrice e “munus”, compito, dovere: in sostanza vuol dire “dovere di procreare” e una coppia dello stesso sesso non può procreare come una normale coppia uomo-donna. Ma oltre che un ossimoro, l’espressione di per sé rappresenta un vilipendio nei confronti di una istituzione come il matrimonio, esistente da secoli.

    Queste cose altro non fanno che danneggiare gli omosessuali e creare ulteriore ostilità nei loro confronti da parte dell’opinione pubblica, soprattutto della parte più ignorante, e questo i nostri politicanti lo sanno, ed è proprio questo quello che vogliono, che la società sia frammentata e caratterizzata da lotte intestine, e loro rimangono forti e compatti nel loro perverso progetto di distruggere una nazione.

    Se ce la prendiamo con gli omosessuali commettiamo un grave errore e facciamo il gioco dei politici, e se a dirlo è uno come il sottoscritto che a causa di una lesbica ha perso la donna della propria vita, credeteci.

  2. Edn maggio 16, 2013 3:09 pm  Rispondi

    “Definire il “matrimonio gay” un diritto è la cosa più demenziale che qualcuno possa inventarsi. E il fatto che la non esistenza del suddetto vincolo giuridico, causi una sperequazione tra gli individui nei diritti, è una stupidaggine. Altrimenti, qualunque desiderio o capriccio dei singoli che la società non riconosce sarebbe una “lesione del diritto individuale”: un esempio per tutti, la poligamia.”

    “… in sostanza vuol dire “dovere di procreare” e una coppia dello stesso sesso non può procreare come una normale coppia uomo-donna”

    Sono completamente d’accordo.
    Regolarizzare le unioni omosessuali senza usare il medesimo trattamento a poligamia/poliandria (o unioni multiple miste), incesti e quant’altro è del tutto incoerente.
    Allo stesso modo risulta incoerente, dato il “dovere di procreare”, consentire classici matrimoni eterosessuali fra persone fisicamente incapacitate alla procreazione (vuoi per anzianità dei coniugi, vuoi per qualsiasi tipologia di sterilità dovuta a malformazioni, malattie, disabilità, eccetera), poiché si andrebbe del tutto a perdere il fine riproduttivo dell’unione.

    Esiste tuttavia un interessante spunto di riflessione: se i sentimenti dei singoli individui sono del tutto irrilevanti, nell’ottica della perpetuazione della specie, probabilmente il modello monogamo non è il più indicato.
    Trovo personalmente assurdo sprecare un prezioso maschio fecondatore nell’inefficiente trafila “incontro – corteggiamento – innamoramento – accoppiamento – attesa dei canonici nove mesi – collaborazione nell’educazione e nella crescita della prole”, in quanto una volta fecondata, la femmina può sobbarcarsi tranquillamente l’onere del processo lasciando il maschio libero di dedicarsi ai più impellenti bisogni della società ed eventualmente, se necessario, procedere alla fecondazione di altre femmine.
    Far sì che una femmina sia lasciata a se stessa, senza che sia costantemente fecondata a causa di ridicoli pregiudizi sociali o pretese di civiltà, equivale a sprecare l’inestimabile risorsa – biologica – che essa costituisce.

    In base alle vostre affermazioni, mi auguro vi troverete in completo accordo con questa mia razionalissima analisi.

    Irene

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