27 Gennaio: data fondamentale della nostra Storia

DUE GRANDI EVENTI SEGNANO LA STORIA DELLA NOSTRA GENTE NELLA DATA ODIERNA

L’elezione di  Marcus Ulpius Nerva Traianus ad Imperatore e il ritorno – purtroppo breve – di Fiume all’Italia.

 

Marco Ulpio Nerva Traiano, in latino: Marcus Ulpius Nerva Traianus (Italica, colonia di Italici in Spagna, 18 settembre 53 – Selinus in Cilicia, 8 agosto 117), fu imperatore romano dal 98 al 117.
Sotto il suo comando supremo l’Impero Romano raggiunse la sua massima estensione territoriale (5,5 milioni di chilometri quadrati). Il suo titolo completo era IMPERATOR • CAESAR • DIVI • NERVAE • FILIVS • MARCVS • VLPIVS • NERVA • TRAIANVS • OPTIMVS • AVGVSTVS • FORTISSIMVS • PRINCEPS • GERMANICVS • DACICVS • PARTHICVS

Traiano, figlio di un importante senatore che portava il suo stesso nome, apparteneva alla famiglia degli Ulpi, eminente e di rango senatorio. Gli Ulpi erano una famiglia italica stabilitasi nella colonia iberica di Baetica (odierna Andalusia – Spagna), che mantenne sempre stretti contatti con la terra d’origine, dove aveva anche interessi economici dovuti a proprietà fondiarie.
Traiano nacque il 18 settembre 53 ad Italica (fondata da Scipione l’Africano), odierna Santiponce, non lontano dall’attuale Siviglia.
La carriera di Traiano cominciò con la sua scelta di prestare servizio tra i ranghi dell’esercito romano. Seguì le varie tappe del cursus honorum ordinario; fu questore, pretore e poi legatus legionis della legio X Fretensis in Siria nei primi anni dell’impero di Vespasiano (attorno al 75).
Questo gli diede la possibilità di acquisire una certa conoscenza sulle frontiere e sulla vita da soldato prima e da ufficiale poi. Fu tribuno militare e poi console, con Manio Acilio Glabrione nel 91, nel 96 divenne Governatore della Germania prestando servizio su quella che era una delle frontiere più turbolente dell’impero lungo le rive del Reno. Prese parte alle guerre dell’imperatore Domiziano contro i popoli della Germania, ed era conosciuto come uno dei migliori comandanti dell’impero quando.

La sua notorietà nell’ambito militare gli fu utile sotto il governo del successore di Domiziano, Nerva, anziano senatore impopolare in questi ambienti che aveva bisogno di un intermediario per averne l’appoggio. Per questo, oltre che per l’eccellenza della persona, Nerva adottò Traiano come figlio e come successore nella primavera del 97. La sua rapida ascesa fu dovuta a diversi motivi: Nerva era in difficoltà a causa di una rivolta di pretoriani e quindi considerò opportuna l’ascesa di un buon generale, di nobiltà recente, ma solida e popolare. Il secondo motivo fu inoltre probabilmente dato dal fatto che Traiano era a capo delle legioni più prossime all’Italia.

Traiano fu eletto a capo dello Stato il 27 Gennaio del 98 e vi rimase fino al 117. Con lui l’Impero raggiunse la massima estensione. Forse l’ultimo grande Imperatore, la sua conquista della Dacia è ricordata sulla colonna traiana a Roma.

Per il resto della storia dell’Impero Romano e per buona parte di quella dell’Impero Bizantino, ogni nuovo Imperatore dopo Traiano veniva salutato dal Senato con l’augurio: possa tu essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano (Felicior Augusto, melior Traiano!). In epoca medievale, si diffuse la leggenda secondo la quale papa Gregorio Magno, colpito dalla bontà dell’Imperatore, avrebbe ottenuto da Dio la resurrezione di lui per il tempo necessario ad impartirgli il battesimo. Dante riporta questa leggenda nella Divina Commedia, ponendo Traiano in Paradiso, nel Cielo di Giove, e precisamente fra i sei spiriti giusti che formano l’occhio della mistica aquila.

A segnare una continuità ideale dell’Imperatore Traiano con le fortune d’Italia, il 27 Gennaio del 1924 è anche il giorno nel quale Fiume, dopo lunghe sofferenze storiche, con il Trattato di Roma diviene italiana de jure dopo esserlo stata da sempre per discendenza di sangue e cultura.


5 Comments

  1. Marte Ultore gennaio 28, 2013 7:03 pm  Rispondi

    E lo è ancora, nonostante l’occupazione abusiva croata.

  2. Werner gennaio 28, 2013 7:53 pm  Rispondi

    A Fiume ma in generale nell’Istria, la slavizzazione è avvenuta grazie ai comunisti titini che hanno praticamente cacciato gli italiani da quei territori con la grave complicità delle cosiddette “democrazie” occidentali, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, che ne hanno successivamente riconosciuta l’annessione alla Jugoslavia.

    Alla vigilia della seconda guerra mondiale, il 70% della popolazione era di etnia italiana, poi si sono verificati i fatti che tutti conosciamo, ed oggi gli italiani sono l’1,62% del totale.

    Ormai è anacronistico parlare di riannessione di Fiume e della penisola d’Istria all’Italia, ma certamente in questi territori l’italiano va ripristinato come lingua ufficiale assieme al croato, e va incentivato l’ingresso dei discendenti degli esuli ai quali va restituito ciò che il regime di Tito aveva sequestrato ai loro antenati.

    • Marte Ultore gennaio 30, 2013 2:47 pm  Rispondi

      nessun anacrosimo werner. E vaffanculo alla germania, alla francia alla croazia, a chiunque non ci permetta di riunificare i nostri territori. Su questo non si transige, prima ancora della lotta contro l’immigrazione.
      Nessuna alleanza con gli abbietti popoli che ci hanno tolto terre.

      • Werner gennaio 30, 2013 3:08 pm  Rispondi

        In linea di principio sono d’accordo con te, ma purtroppo l’italianità in quelle terre è stata brutalmente cancellata dai titini, ripeto nuovamente, con la grave ed assurda complicità di USA, GB e Francia, che prima hanno convinto l’Italia a voltare le spalle alla Germania, e poi l’hanno trattata come uno straccio.

        Un’eventuale annessione di Fiume e dell’Istria, comporterebbe una nuova questione come quella dell’Alto Adige: gli slavi che ci sono lì, cosa facciamo, li cacciamo in massa?

        Ma una cosa è certa: ai discendenti degli esuli emigrati in USA e Australia, va permesso di rientrare in quei territori, stabilirvici, e “reitalianizzarli”, perchè l’italianità fa parte della storia di quest’area geografica.

        • Marte Ultore gennaio 30, 2013 3:36 pm  Rispondi

          per me è indifferente se i croati e gli sloveni rimangano o meno, una volta che il territorio tornerà sotto il controllo di Roma essi saranno cittadini italiani, come gli altri, anche se di madrelingua non italiana. Il punto però è che quelle terre debbono essere italiane, poi la popolazione si reitalianizzerà col tempo.

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