Studio scientifico: la natura rifiuta l’ibrido

Pietra miliare nello studio sulle conseguenze del ‘meticciamento’ e su come questo sia ‘evolutivamente dannoso’. Tanto dannoso, da ‘scartare’ gli individui che ne sono il risultato.

Lo studio è stato pubblicato su Nature, e si focalizza sulla storia genetica dell’Europa durante l’ultima glaciazione. Una parte dello studio, che però ha implicazioni incredibilmente importanti, analizza la ‘decrescita di Dna Neanderthal nell’uomo moderno’:

Nature (2016) doi:10.1038/nature17993

The genetic history of Ice Age Europe

Qiaomei Fu et al.

Modern humans arrived in Europe ~45,000 years ago, but little is known about their genetic composition before the start of farming ~8,500 years ago. Here we analyse genome-wide data from 51 Eurasians from ~45,000–7,000 years ago. Over this time, the proportion of Neanderthal DNA decreased from 3–6% to around 2%, consistent with natural selection against Neanderthal variants in modern humans.

Per comprendere dove sapere che secondo moderni studi di genetica, una piccola percentuale (2%) del DNA dell’Homo Sapiens europeo attuale (noi) deriva dal Neanderthal. Il Neanderthal è una specie di Homo parallela al Sapiens.

La novità, il dato rilevato da questo studio, è che all’inizio, questa percentuale era quasi il triplo. Questo ha un solo significato: nel tempo, l’evoluzione ‘fa pulizia’ dei ‘meticci’ (termine scientificamente improprio ma che rende l’idea).

Questo ha senso. Immaginiamo i primi Sapiens in Europa. Allora come oggi, gli individui in qualche modo marginalizzati dal gruppo/società finivano probabilmente per ‘accontentarsi’ di una partner di rango inferiore, all’epoca sottratta ai Neanderthal, generando ibridi. Ma l’ibridizzazione non è, evidentemente, ‘evolutivamente vantaggiosa’, quindi, la componente estranea viene, nel tempo, ‘espulsa’ dalla pressione evolutiva, probabilmente per selezione sessuale.

Lo studio è interessante e da analizzare su più aspetti, questa era una prima, fondamentale, lettura.


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