Nascosero la “tubercolosi” dell’immigrata

I DANNI DELLA XENOFILIA: i dottori non denunciano la presenza di un’immigrata infetta per timore di “discriminarla”, o per timore di essere tacciati di “razzismo”, mettendo così a rischio decine di pazienti tra i quali molti bambini.

E se non bastasse, ecco la xenofilia dilagante nella magistratura italiana che, giustamente accoglie le accuse dei Nas per quanto riguarda i medici, ma respinge le stesse quando puntano il dito sull’immigrata.
In questo modo, l’immigrato infetto è una bomba epidemica completamente deresponsabilizzata. Converrà girare con lo scafandro.

ROMA – Sapevano che la donna bengalese di 22 anni ricoverata all’Umberto era malata di tubercolosi. Eppure il medico di base della giovane e l’infettivologa dell’ospedale decisero di non allertare l’Asl competente, provocando il contagio e quindi la positività alla tbc per dieci persone tra pazienti e personale medico dell’ospedale. Ora i due dottori sono indagati dalla Procura con l’accusa di omissione di atti d’ufficio. Un reato contestato quando i magistrati rilevano che la scelta del silenzio viene fatta consapevolmente. Perché? Per ora, dalle ricostruzioni dei Nas e dei pm, si è fatta concreta l’ipotesi che i due dottori abbiano voluto proteggere la reputazione del Policlinico dove la bengalese è stata visitata quattro volte a partire dal 30 dicembre del 2011 fino al 9 maggio scorso. E il silenzio dei due dottori ha messo a rischio la salute di 305 persone che hanno avuto contatti con la donna. I Nas, nella relazione depositata in Procura, hanno puntato il dito anche contro la bengalese, pure lei rimasta muta con chiunque nonostante la consapevolezza di essere malata. Tuttavia, secondo i pm Alberto Pioletti e Claudia Alberti, la donna non è responsabile dei contagi poiché non spettava a lei comunicare alla Asl il suo stato di salute. I pm, nel contempo, sono intenzionati a escludere che sia configurabile il reato di epidemia colposa. Le dieci persone contagiate non hanno contratto la malattia, sola condizione che impone di far scattare l’accusa di epidemia. La prima volta che la ventiduenne del Bangladesh varca la soglia del Policlinico è la sera del 30 dicembre del 2011 con la minaccia di un parto prematuro. Poi torna l’8 febbraio e il 7 marzo. Viene ricoverata il 10 marzo quando partorisce. Il 9 maggio, viene trasferita a Malattie infettive. Poi trasferita allo Spallanzani dove viene messa in isolamento con la diagnosi di «tubercolosi bacillifera». Quattro mesi persi perché i due dottori sapevano da prima.

1 comment

  1. Werner ottobre 12, 2012 5:42 pm  Rispondi

    A mio parere questi medici hanno commesso una grave infrazione, perchè quella persona della quale hanno nascosto la tubercolosi, è un pericolo per la salute pubblica.

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