Il Corriere della Sera è avvezzo ad articoli pseudo-buonisti strappalacrime, ma qui, tentando di accomunare Luciano Manca, al padre dello spacciatore da lui ucciso, esagera.
Certo, non escludiamo che il dolore del padre di uno spacciatore zingaro possa essere simile a quello del padre della ragazza ammazzata dalla droga, ma non è il “dolore” il punto. Se questo dovesse essere il ragionamento, nessun assassino verrebbe punito: perché anche gli assassini hanno un padre.
Infatti, come sempre il Corrierino tenta di mescolare le carte utilizzando la tecnica consueta del pietismo nichilista e dei termini “dubitativi”. “Presunti fornitori”, scrive il pennivendolo
Presunti un cazzo. E’ provato che quel campo nomadi fosse il centro, e probabilmente lo è ancora, dello spaccio. Ed è provato che lo Zingaro ucciso da Luciano Manca fosse uno spacciatore: quello che non è provato, è che fosse lo spacciatore della di lui figlia. Ma, e forse questo al pennivendolo sfugge: ci sono altre figlie di altri padri, alle quali il morto avrà distrutto la vita.
Secondo la legge italiana, uccidere uno spacciatore è reato. Ma esiste una legge naturale, atavica, biologica, consustanziale all’essere umano che il giornalista deride. Noi a questa ci richiamiamo.
Chi guadagna dall’altrui sofferenza, deve essere eliminato.
L’unico spacciatore buono, è lo spacciatore morto.
Ovviamente, questo non è il pensiero del Corriere. Probabilmente per motivi “personali”.
È difficile trovare parole per lenire l’ira di due padri. Quella che ha annebbiato la mente di Luciano Manca, che aveva perso la figlia stroncata dalla droga e che di quella morte accusava i rom del campo di Calcinatello, presunti fornitori dello stupefacente. Come quella di Florea Yon, il padre di Ionut, il 18enne rom ferito a morte dallo sparo cieco di Luciano Manca all’interno del campo nomadi. Un colpo di fucile contro una baracca e un giovane padre morto senza un perché.
I l primo cercava giustizia sommaria, il secondo ora invoca giustizia vera, faticando a convincersi che quei dodici anni di carcere siano una pena equa per l’omicidio di un incolpevole. È la legge dello Stato che fatica a dialogare con la legge del cuore, del cuore di un padre.Forse quando Luciano Manca ha imbracciato il fucile e ha fatto irruzione nel campo nomadi pensava di esercitare un diritto naturale che permette a un padre di punire chi avrebbe concorso alla morte della figlia. Forse pensava che quel suo gesto di uomo disperato e ferito potesse trovare persino una giustificazione in una legge da cui non si sentiva tutelato. Forse Florean quando è entrato nell’aula del tribunale pensava in una pena dura che appagasse almeno un po’ la sua rabbia. Ma la legge dello Stato ha fatto il suo corso con asettica precisione, applicando nella giusta misura gli sconti per le attenuanti generiche e per il rito abbreviato scelto dall’imputato.
Dodici anni possono sembrare pochi, così come la giustizia, probabilmente, agli occhi di un padre, non punirà adeguatamente chi ha venduto alla figlia di Manca la dose di droga che l’ha portata alla morte. Il dolore dei padri è destinato a rimanere inconsolabile. Anche perché non c’è giustizia giusta che sia in grado di restituire figli e figlie strappati agli affetti più cari con tanta violenza.

nel 2009 ad Alba Adriatica (TE) tre bestie rom hanno ucciso a pugni un giovane imprenditore e padre di 34 anni senza alcun motivo. ora solo uno di questi e’ stato condannato a 10 anni!!!
e questa putrida melma umana ha anche il coraggio di pretendere una pena + severa di 12 anni per Luciano Manca?
se avesse un minimo di coscienza umana, costui dovrebbe chiedere scusa a tutti coloro al quale il figlio ha fatto del male!!!
e per il corriere che definisce lo spacciatore ‘un giovane padre morto senza un perché’, non ci sono parole…
Secondo il diritti naturale, chi fomenta l’odio contro l’altro e il diverso dovrebbe essere giustiziato, e il costo del proiettile addebitato ai suoi eredi.
Fomentare l’odio contro gli spacciatori è per noi motivo di orgoglio, evidentemente lei si sente toccato nel suo business.