Mega-tangente: lo sceicco del Bahrein si compra Leoluca Orlando

Palermo è in vendita, l’hanno messa sul mercato il suo Sindaco e l’assessore alle attività produttive – non sapevamo la prostituzione della città fosse tra queste – e l’acquirente è lo sceicco del Bahrein.
Ovviamente, tutto è nella legalità, ma molte cose legali sono ingiuste e criminali. Del resto, basta approvare una legge, per rendere legale ciò che non lo è.

La cifra è così strabiliante che l’assessore alle Attività produttive, Marco Di Marco, non riesce nemmeno a sognare: due miliardi di euro. Due miliardi per investimenti che potrebbero cambiare radicalmente il volto della città. Non fondi europei – che spesso si fermano, bloccati da mille cavilli – ma risorse private che lo sceicco Zamil Al Zamil sarebbe pronto a investire in città. Lo sceicco del Bahrain è atterrato ieri a Palermo portando in dono il sogno di una pioggia di soldi. È arrivato senza clamore, con un volo di linea, insieme con la principessa Sheikha Hissa Al Sabah, della famiglia reale kuwaitiana. Zamil e la principessa erano a Roma perché l’altro ieri sono stati nominati presidente e vice presidente della Camera di commercio italo-araba.

Li immaginiamo questi “politici”, mentre sognano di sguazzare nel denaro. Perché il denaro andrà a loro e ai loro galoppini. Come sempre. Intanto, la città verrà spogliata della propria dignità.

Orlando e la sua giunta, somigliano tanto a quei mariti albanesi che fanno battere le mogli per fare la bella vita. La dignità non si vende, i valori non hanno prezzo.
Ma è piuttosto naturale questo non venga compreso da mestieranti della politica, persone che, come Orlando, hanno la “roba” come proprio riferimento culturale. Che non comprendano come il lato materiale sia solo un aspetto: l’espressione di valori che lo sostengono: se essi vengono svenduti, come vuole il rigattiere di Palermo, questo cade. Non esiste, a lungo termine, un benessere basato sulla svendita delle proprie radici.

Perché in cambio di questa mega-tangente, lo sceicco chiede la realizzazione di una mega-moschea .
E visto che la Sicilia non è terra di “immigrazione”, l’obiettivo nemmeno tanto nascosto dello sceicco, è “segnare il territorio”, rimettere le mani nell’isola dopo secoli dalla cacciata dei suoi correligionari.

Intanto, il Comune di Palermo lavora per lui. Non saranno i cittadini elettori a decidere come e cosa fare della loro città:

Nella lunga riunione di Palazzo delle Aquile Zamil Al Zamil, in inglese, non ha detto cosa vorrebbe realizzare ma solo che è interessato a investire: gli uffici del Comune si sono già messi in moto per preparare progetti da sottoporre agli architetti che lo sceicco invierà a Palermo nei prossimi mesi.

Una briciola d’oro non può comprare una briciola di tempo e due miliardi di euro, sempre che siano tali, non comprano la dignità.
Una società che di tutto conosce il prezzo, e di nulla il valore, è destinata a perire.

Di Orlando oggi conosciamo il prezzo, due miliardi di euro: non sono pochi. Sono nulla, in cambio della propria identità.

8 Comments

  1. Werner ottobre 7, 2012 7:11 pm  Rispondi

    Oh no, la Sicilia rischia di venir colonizzata nuovamente dagli arabi, ma economicamente. Certo con 2 miliardi si potrebbe sistemare il bilancio comunale, riassumere i lavoratori Gesip e Amat, e fare nuove opere pubbliche, perché ci sono quartieri di Palermo che sono all’età della pietra.

    Speriamo che questo sceicco del Kuwait non divenga lo sceicco di “Balarm”, nome arabo di Palermo.

  2. Michele ottobre 7, 2012 8:26 pm  Rispondi

    Quanti commenti superficiali. … Questa é una ghiotta occasione per Palermo e per la Sicilia. E poi una moschea a Palermo, semmai rafforza l’identità vera dei siciliani. Questa é terra storicamente inter culturale.Anche l’islam oltre al cristianesimo e all’ebraismo appartiene a questa terra e alla sua storia. E nelle vene dei siciliani, scorre abbondantemente anche sangue arabo, anche se la rimozione culturale operata per secoli, ci ha fatto dimenticare chi siamo.
    La ricchezza culturale é progresso e non colonizzazione.

    • Tano gennaio 6, 2013 12:36 pm  Rispondi

      Io sono siciliano e mi sento più sassone che arabo.
      Forse i lati negativi di molti siciliani deriveranno dalla vena araba.

  3. Cristina Costa ottobre 10, 2012 9:57 am  Rispondi

    Quanto può un romanzo essere predittivo e leggere la realtà ancora prima del suo farsi? Qualche mese fa ho pubblicato il romanzo “Le arance di Dubai” che racconta di una ipotetica Sicilia futura venduta dallo Stato italiano agli Emirati Arabi per far fronte alla crisi economica di questi anni. Il testo è uno spunto di riflessione sul tema del bisogno di cambiamento per la Sicilia ma anche per riflettere sull’identità di un popolo, che rischia di perdersi se si rimette completamente nelle mani altrui per realizzare il cambiamento stesso. E’ dall’interno che occorre agire perchè ci sia un cambiamento vero, voluto e durevole. Il romanzo immagina un futuro fatto di miglioramenti grazie agli investimenti arabi e alla capacità di popoli diversi di vivere insieme nel rispetto reciproco.
    In poche parole è difficile sintetizzare tutti gli spunti di riflessione che il romanzo offre, rispetto ad un tema che di certo divide, preoccupa, talvolta irrigidisce le opinioni in un netto rifiuto. I due post precedenti ben rappresentano le due diverse chiavi di lettura al fenomeno che potrebbe verificarsi.Credo che sia il momento di ragionare, confrontarsi, su temi importanti per il nostro futuro. Ritengo che l’aiuto possa servire ma non la delega, credo che siamo tutti indistintamente chiamati ad agire per migliorare la nostra terra. Vi invito a sfogliare i primi capitoli del romanzo collegandovi a questo link:
    http://issuu.com/0111edizioni/docs/ante.le_arance_di_dubai/1
    e a visitare la pagina “Le arance di Dubai”.

  4. admin
    admin ottobre 10, 2012 11:58 am  Rispondi

    La Sicilia non deve prostituirsi all’Arabo. Deve liberarsi dei tanti capi bastone alla Orlando. Non esiste miglioramento economico che nasce dal degrado morale e dall’abbandono delle proprie tradizioni, sarebbe breve e illusorio. Spagna docet.

  5. antonella ottobre 29, 2012 9:50 am  Rispondi

    mi spiace questo… ma in fin dei conti se questo sceicco arabo spende soldi nella nostra sicilia x rialzarla dal fango che ben venga… xke a prostituirsi la sicilia non c’e la mandata orlando…ma ben si lo stato abbandonandoci al nostro destino… non venitemi a dire che non è vero.!!!

    • Tano gennaio 6, 2013 12:42 pm  Rispondi

      Se sono investimenti economici,ben venga,ci si deve aprire a libero scambio col mediterraneo.
      Ma l’identità non la vendo.
      Io mi son sempre sentito europeo al 100%
      E’ vero che lo per lo Stato italiano siamo stati sempre l’ultima periferia e che di noi si ricordano solo i politici della nazione quando vengono a raccogliere i voti.

    • giuseppe marzo 30, 2014 6:18 pm  Rispondi

      Sono pienamente d’accordo – ma dico, stiamo scherzando? – ci credete veramente ad una perdita di identità? – sciocchezze – personalmente penso che sarebbe fantastico avere in città ( ovviamente in luogo idoneo ) una Grande Moschea – sarebbe anche un inno alla cultura, perchè l’Islam oltre ad essere la religione per eccellenza, in quanto pratica l’adorazione pura di Dio l’Altissimo, è cultura. Poi non dimentichiamo che è diritto dei musulmani avere un luogo di culto vero e proprio – quindi ben venga la costruzione di una Grande Moschea, anzi sarei curioso di sapere dove verrebbe realizzata –

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