Perche’ Putin compra tutto quell’oro?

La Russia di Vladimir Putin sta accumulando oro il più in fretta possibile.

Secondo il World Gold Council, la Russia ha più che raddoppiato le sue riserve d’oro negli ultimi cinque anni. Putin ha approfittato della crisi finanziaria per costruire il quinto-più grande deposito nazionale d’oro in una manciata di anni, grazie all’acquisto del valore di circa mezzo miliardo di dollari d’oro, ogni mese.

E’ emerso il mese scorso che anche gli speculatori George Soros e John Paulson hanno aumentato la loro esposizione ai lingotti, ma è Putin il vero attore della nuova corsa all’oro.

Ci sono due modi di definire l’oro.
Da un lato, è un investimento che, secondo la maggior parte degli standard moderni, sembra non avere alcun senso. Non genera flussi di cassa e non serve a niente di pratico. Warren Buffett ha fatto notare che accumulare oro, equivale allo scavare un buco nel terreno solo per riempirne un altro, e chiunque guardando a questo da Marte sarebbe molto confuso.

Ma c’è un altro modo di definirlo: come la riserva più liquida in tempi di turbolenze, o peggio, guerre. Putin sta forse preparando il suo paese ad un periodo ‘turbolento’?

Per questo dobbiamo comprendere che la grande incognita della nostra epoca non e’, l’ormai prossima e inevitabile fine della UE, ma l’ineluttabile declino degli Stati Uniti come superpotenza.

Gli Usa che hanno dominato l’economia mondiale per quasi un secolo, sono in declino.
Presto, vivremo, per la prima volta in duecento anni, in un mondo privo di una potenza di riferimento che garantisca un equilibrio – ovviamente a lei favorevole ma pur sempre un equilibrio – globale.
Il primo segno di questa transizione sono le continue guerre in cui l’Impero e’ impegnato, nel tentativo di perpetuare questo ormai insostenibile status quo.
La fine della Pax Americana, come gia’ fu quello della Pax Britannica non puó essere infatti pacifico.
Nessun rivolgimento degli equilibri esistenti puó esserlo. Come insgna la chimica, nessuna transizione da un equilibrio ad un altro puo’ avvenire in modo ‘ordinato’, c’e’ sempre un fattore caotico.

La fine degli imperi spagnolo, francese e inglese sono stati tutti accompagnati da conflitti. Il declino dell’egemonia britannica è stata una delle principali cause delle guerre mondiali: la prima e la seconda.

Cosa succederà quando gli Stati Uniti perderanno la loro preminenza?

Seguirà un periodo di turbolenze sociali ed economiche che porterà il mondo verso continui conflitti a bassa intensità, fino alla deflagrazione di un grande scontro tra potenze? Questo e’ quello che probabilmente prevede Putin, ed e’ a questo che si sta preparando.

Nella maggior parte dei casi, per i paesi emergenti l’oro rimane una piccola percentuale delle loro riserve totali.
La Cina ad esempio, visto che e’ costretta dal suo abbraccio mortale di dipendenza dall’export americano a rinvestire il proprio surplus commerciale in titoli del debito Usa, nonostante il suo recenti acquisti, detiene meno del 2% delle sue riserve valutarie in oro.
Non così la Russia di Vladimir Putin, per la quale l’oro rappresenta ormai il 9% delle riserve della valutarie totali, e questa cifra è in aumento.

Un articolo a parte meriterebbe l’Italia che, come vedete sotto ha, tenendo conto della popolazione, la maggiore riserva mondiale.  Ed è a quella che puntano gli eurocrati: prendere le nostre riserve e portarle a Bruxelles. Monti è qui per questo.

RISERVE MONDIALI DI ORO
Posizione Paese Oro
(tonnellate)
Percentuale in Oro delle riserve total
1 United States United States of America 8,133.5 76.6%
2 Germany Federal Republic of Germany 3,396.3 73.7%
3 International Monetary Fund 2,814.0 N.A.
4 Italy Italian Republic 2,451.8 73.4%
5 France French Republic 2,435.4 71.8%
6 China People’s Republic of China 1,054.1 1.8%
7 Switzerland Swiss Confederation 1,040.1 15.3%
8 Russia Russian Federation 883.2 9.2%
9 Japan Japan 765.2 3.5%
10 Netherlands Kingdom of the Netherlands 612.5 61.9%

1 comment

  1. Gabriele settembre 9, 2012 12:07 am  Rispondi

    non credo che le riserve auree verranno mai spostate dai loro forzieri, se non in seguito ad una guerra. Poco importa se chiamasi guerra di conquista o se per mettere “al sicuro” di fronte ad una Roma minacciata l’oro a nord delle alpi (ovviamente per non fare ritorno mai più). L’importante è stabilirne la proprietà che non sarà più della Banca d’Italia ma di quella europea, poi può anche rimanere lì dove comunque potrà essere prelevato alla bisogna.
    Ma il problema maggiore è che una guerra si approssima, non domani, non tra un mese, ma sta rapidamente giungendo, tra il plauso di chi vede con favore l’impoverimento occidentale e l’arricchimento dei paesi “emergenti”, il punto di rottura per cui la nostra superiorità economica e tecnologica e industriale, quindi in definitiva militare, non sarà più tale da garantire la sicurezza, nostra e del pianeta. Sappiamo benissimo che culture non occidentali non hanno le paturnie nostrane e ricorrono alla violenza e ai metodi spicci molto più facilmente per imporre “il bene comune”, cioè il loro, anche se ciò si traduce nella distruzione e sofferenza di molte vite individuali, ma l’individualismo è qualcosa di inconcepibile in tutte le culture non occidentali, da quelle asiatiche, a quelle africane, a quelle semitiche mediorientali. L’individualismo, l’importanza che si da al singolo e che il singolo ritiene di possedere, e che sfocia quindi nella necessità di una gestione del potere partecipata, retaggio dell’antica Grecia e dell’antica Roma, sono eredità prettamente occidentale, pronta a crollare sotto i colpi dell’esterno che ritengo questi valori addirittura deleteri.

Leave a reply to Gabriele Cancel reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *