La tristezza dei popoli oppressi

L’immigrazione di massa ha travolto la classe operaia autoctona

Signore – Un paio di settimane fa ho visitato la mia zia di 92 anni di Birmingham. Figlia di un contadino di Gloucestershire, durante gli anni di guerra ha lavorato come cameriera all’alto comando dell’esercito. Sposò mio zio, un sergente del reggimento paracadutisti e portato avanti la sua famiglia dopo la fine della guerra.

Una parte di questa storia sarà sconosciuta ai suoi nuovi vicini, molti dei quali non parlano la lingua inglese e non sono a conoscenza della sua o della nostra storia. Lei fa parte dell’esiguo numero  di persone della vecchia classe operaia di sinistra, rimaste a vivere in un’area di circa due miglia per due, ormai interamente popolata da immigrati provenienti dalle zone musulmane dell’Asia.

Essi sono per lo più decenti, amichevoli, ma dove per lei è l’arricchente esperienza multiculturale sognata da Tony Blair?

Abbiamo visitato anche un altro dei nostri luoghi di ritrovo dell’infanzia, la Chiesa, dove si trova una lapide commemorativa di caduti della grande  guerra, per rendere omaggio agli zii di mia moglie, uccisi nel primo conflitto mondiale. Il gruppo di  signore di mezza età presenti, originarie dei Caraibi,  aveva poca idea della guerra di cui parlavamo, o del motivo della nostra visita. La targa era stata distrutta alcuni anni dopo la nostra partenza. Non c’era nessuno a prendersi cura del luogo. 

Le decisioni prese dai Laburisti, per guadagno politico a breve termine, causeranno dolore sociale e culturale a lungo termine.[nbnote ]http://www.telegraph.co.uk/comment/letters/9406738/High-immigration-has-isolated-white-working-class-communities.html[/nbnote]

Questa breve lettera, giunta al noto quotidiano britannico Telegraph, mette in evidenza un aspetto drammatico dell’immigrazione selvaggia che travolge l’Europa ovvero la disgregazione sociale che ne è conseguenza. Disgregazione sociale che, a sua volta, genera tristezza e disagio soprattutto negli autoctoni.

Un popolo, per essere definito tale, deve essere accomunato dallo stesso patrimonio culturale e storico, patrimonio in cui tutti gli individui si riconoscono e la cui condivisione genera quella forza collettiva che è capace di far progredire una società. L’identità collettiva è un elemento imprescindibile per lo sviluppo di una qualunque civiltà, l’alternativa ad essa è rappresentata dalla frammentazione sociale. In Europa stiamo assistendo proprio a questo tipo di fenomeno, popoli e culture millenarie sono travolte dal continuo afflusso di immigrati e questo porta inevitabilmente verso la frammentazione della società in tanti piccoli gruppi sociali . Questi gruppi sono totalmente separati tra loro e molto spesso si combattono, le identità diverse non possono convivere sullo stesso territorio in quanto ogni comunità tende inevitabilmente a rafforzare se stessa e a combattere tutte le altre.

In una società monoetnica, monoculturale e monoreligiosa ogni individuo si sente parte del tutto e si impegna per il progresso del tutto di cui è parte; in una società frammentata, come quella che si sta costruendo in Europa, l’individuo si sente parte di una singola comunità etnica, culturale o religiosa e si adopera per il bene esclusivo della comunità a cui si sente legato. Una società così è orribile, decadente, è destinata al declino; si genera tristezza, rabbia, odio tra le diverse comunità, non è più neppure individuabile un popolo ma tanti micropopoli non comunicanti. Si creano i presupposti per la violenza interetnica, la storia dei Balcani e di tanti altri luoghi simili non ha, evidentemente, insegnato nulla.

Il drammatico declino sociale e culturale del continente europeo testimonia che questo tipo di società è fallimentare. I popoli europei si sentono espropriati della loro terra e delle loro radici storiche e questa situazione genera grave disagio negli autoctoni. Si vanno a toccare i sentimenti più profondi degli esseri umani, si va ad incidere sul legame sacro che si crea, nel corso dei millenni,  fra terra e popolo. Si scherza con il fuoco.

L’invasione dell’Europa è stata consentita e promossa contro i popoli europei, arriverà un tempo in cui saranno i popoli europei a fare qualcosa contro chi l’ha voluta. Questi criminali, prima o poi, verranno messi di fronte alle loro responsabilità e dovranno rispondere al popolo per il genocidio in corso.

 

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2 Comments

  1. Francia, il falso mito dell’integrazione « ictumzone agosto 17, 2012 8:16 am  Rispondi

    […] maghrebina ha portato ad una spaccatura della società, una frattura che determina quella famosaframmentazione sociale di cui molte volte abbiamo parlato. Ancora oggi, a distanza di 60 anni, gli immigrati continuano a vivere in un loro mondo, fatto di […]

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