Biodiversità umana – Chi siamo e da dove veniamo: non chiedetelo al Corrierino

Non è mai bello sparare sulla croce rossa, ma non è colpa nostra se il Corrierino pubblica spazzatura spacciandola per nouvelle cuisine.

Vi siete mai chiesti perché ci sono persone con la pelle nera e altre con la pelle bianca? O perché i neri hanno i capelli crespi? Sicuramente sì, e qualche risposta l’avete trovata da soli. Per esempio non è difficile intuire che la pelle nera difende dai cocenti raggi del sole dell’Africa, ma come spiegare le diversità nelle caratteristiche dei capelli e le tante altre differenze nelle forme di occhi, nasi e così via? [nbnote ]http://www.corriere.it/salute/dermatologia/12_febbraio_20/pelle-bianca-nera-natali_0e037f64-4826-11e1-9901-97592fb91505.shtml[/nbnote]

Inizio a leggere e l’articolo promette bene, finalmente un giornalista italiano che si occupa di biodiversità umana in modo scientifico, mi dico.
Non vi entusiasmate:

Tra i tanti che di tutto questo si sono occupati, ci sono anche i dermatologi che di pelle (e di capelli) si interessano per mestiere. Aldo Morrone, poi, se ne è occupato non solo perché è un dermatologo Un’esperienza importante ora che le massicce migrazioni degli ultimi anni sono arrivate in Italia portando con loro alcuni specifici problemi medici (di pertinenza anche dermatologica, e, soprattutto, come sottolinea Morrone: «Riproponendo con forza la vecchia questione: esistono le razze?».[nbnote ]http://www.corriere.it/salute/dermatologia/12_febbraio_20/pelle-bianca-nera-natali_0e037f64-4826-11e1-9901-97592fb91505.shtml[/nbnote]

Dopo il buon inizio, parte il crollo verticale. Il fatto che si voglia parlare di “gruppi razziali” con un “dermatologo” e non con dei genetisti e antropologi forensi, deprime il mio entusiasmo. E’ un pò come affrontare il tema dei viaggi spaziali con un falegname.
Però, almeno, si “ammette” che gli immigrati portano nuove malattie dermatologiche.

Già nel 1871, Charles Darwin, ne «L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto al sesso» asseriva che la specie umana è una sola, dal momento che «ogni razza confluisce gradualmente». E, per arrivare più vicino a noi, dopo l’orrore nazista, nel 1950, l’Unesco, con una solenne dichiarazione, affermava che le razze non esistono.

Qui viene rasentata al tempo stesso la stupidità e il fideismo.
Quella di Darwin sull’evoluzione è stata una grande intuizione, ma l’attuale Teoria dell’Evoluzione è molto distante da quella originale, della quale è, giocando con le parole, un’evoluzione. Ciò non toglie che il principio sia più o meno lo stesso.
Prendere le parole di Darwin recitate due secoli fa, nelle quali parla di “specie umana” e che “ogni razza confluisce gradualmente”, e giocarci confondendo il termine “specie” con il termine “razza”, così da rovesciarne il significato e utilizzarle come base per la negazione dell’esistenza di differenti gruppi razziali, è demenziale e profondamente controproducente.
E’ invece un atto di fede, quello dell’Unesco, che è una dichiarazione politica e come tale, priva di valore scientifico. Affermare una cosa, non la rende vera e il fatto che un’organizzazione politica, spinta da motivazioni politiche e propagandistiche non suffragate da alcuna evidenza scientifica (nel 1950 non era stato scoperto il Dna), rende solo chiara l’inutilità degli organi politici quando si parla di scienza.

«Eppure i nostri pregiudizi continuano a pesare. Basterebbe, invece, fermarsi un attimo a pensare per rendersi conto, — dice Morrone —, tanto per restare nel campo che mi è proprio, che le diverse tonalità di colore della pelle, le diverse caratteristiche somatiche sono dovute all’adattamento nel corso di migliaia, anzi di milioni, di anni, alle condizioni ecologiche e climatiche. Il colore nero della pelle protegge chi vive vicino all’equatore dalle radiazioni ultraviolette, che possono indurre carcinomi cutanei». Ma la spiegazione evoluzionistica – ché di questa stiamo parlando – dei diversi colori delle pelle nell’uomo potrebbe essere anche più complessa e intrigante. «La forte pigmentazione — chiarisce Morrone — difende infatti anche dall’azione distruttiva del sole nei confronti delle vitamine del gruppo B, tra cui c’è l’acido folico importantissimo nelle donne in gravidanza per evitare la nascita di bambini con gravi difetti genetici che portano a malformazioni come la spina bifida. Quanto ai capelli crespi, tipici di chi ha la carnagione scura, permettono al sudore di restare più a lungo sulla testa, prolungando l’effetto raffreddante della traspirazione».[nbnote ]http://www.corriere.it/salute/dermatologia/12_febbraio_20/pelle-bianca-nera-natali_0e037f64-4826-11e1-9901-97592fb91505.shtml[/nbnote]

Io non so, se il dott. Morrone si rende conto del paradosso in cui incorre, e della sua dimostrazione di non aver compreso cosa significa “evoluzione”, quando dice quello che dice.
In sostanza, ammette che migliaia di anni di evoluzione in differenti climi e ambienti, separano i vari gruppi razziali, che è proprio il punto fondante della speciazione e nel nostro caso della “differenziazione in razze”, ma, non si capisce con quale ragionamento perverso, definisce “pregiudizio” l’evidenza delle differenze razziali. Bizzarro.
Anche Scimpanzé e Homo Sapiens sono specie distinte perché il loro unico progenitore è evoluto come specie in ambienti differenti portando alla “speciazione”, ma scommetto che Morrone non definirebbe “pregiudizio” dire che siamo differenti dalle scimmie.
Quello che cambia, tra speciazione-separazione del progenitore in Scimpanzé e Homo Sapiens, e la separazione del Sapiens nei vari gruppi razziali (Caucasico, Asiatico, Australoide, Amerindo), è solo la “quantità di tempo” nel quale la pressione evolutiva ha agito nei vari ambienti.
Oltre questo c’è da aggiungere un’altro fattore che Morrone ignora e che aumenta la nostra distanza dall’Homo Sapiens Africano, ovvero l’ibridazione di quest’ultimo con un “quasi-Erectus[nbnote ]Erectus è un ominide arcaico non umano.[/nbnote][nbnote ]But this raises another question. Why is “Neanderthal” admixture lower in present-day sub-Saharan Africans than in present-day Eurasians? Perhaps there was another archaic population, very different from the Neanderthals, that modern humans encountered only in Africa. This might be the quasi Homo erectus represented by the Broken Hill (Kabwe) skull. It might also be the population that accounts for about 2% of the present-day African gene pool and that seems to have split away from the ancestors of modern humans some 700,000 years ago (Hammer et al., 2011). This secondary archaic source may have proportionately reduced the admixture from these “African Neanderthals.”
http://www.evoandproud.blogspot.com/[/nbnote][nbnote ]http://identità.com/blog/2012/01/29/popolazioni-africane-non-del-tutto-umane/[/nbnote]”
Ma è proprio tutto il ragionamento del dermatologo che non ha alcun senso.
Egli descrive tutta una serie di differenze razziali e poi nega l’esistenza delle razze, perché ne adduce la causa all’ambiente evolutivo: ma è proprio questo, l’avere subito differenti pressioni evolutive in ambienti diversi, ad aver differenziato la nostra specie in una stupefacente biodiversità.
Occhi, colore della pelle e capelli non ne sono che gli aspetti estetici e in un certo senso, meno importanti. La grandezza del cervello, la differente conformazione ossea, il diverso tempo di gestazione e di maturazione sessuale ne sono aspetti incredibilmente più sostanziali.
Come del resto, anche il dermatologo ammette in un’altra parte dell’articolo.[nbnote ]Ma non è solo questione di cambiare colore di pelle… «Nei climi più freddi, — fa notare Morrone —il corpo, e soprattutto la testa, tendono alla rotondità e questo diminuisce la superficie in rapporto al volume corporeo (ricordiamo che la sfera è la figura tridimensionale con il minimo rapporto tra superficie e volume) riducendo la perdita di calore verso l’esterno. Il naso è piccolo (minore pericolo di congelamento) e così pure le narici, in modo che l’aria arrivi ai polmoni più lentamente e abbia il tempo di essere umidificata e scaldata. Gli occhi sono protetti dal freddo grazie alle palpebre, che sono vere e proprie borse di grasso (che forniscono un isolamento termico eccellente) e lasciano un’apertura molto sottile»
[/nbnote]

E i bianchi, allora, perché sono bianchi, o sono diventati bianchi? «I nostri progenitori — risponde Morrone, ripercorrendo la teoria evoluzionista — hanno visto la luce nell’Africa Orientale, 200 mila anni fa; poi, nel corso di migliaia di anni, si sono spostati verso i Poli e lì conveniva perdessero la pigmentazione scura che riduce, nell’organismo, la vitamina D (perché impedisce la trasformazione della provitamina D in vitamina D, trasformazione che viene attivata dai raggi solari) con il conseguente rischio di rachitismo».

Anche qui, profonda ignoranza scientifica.
Ovunque sia comparsa per la prima volta la nostra specie, ed è quasi sicuro non sia avvenuto in Africa (le ultime evidenze scientifiche propendono per l’Eurasia[nbnote ]http://identità.com/blog/2012/01/29/popolazioni-africane-non-del-tutto-umane/[/nbnote]”), questo non significa che il primo progenitore dell’uomo fosse bianco, giallo o nero. Non era nessuno di questi tre.
Come il progenitore di Homo Sapiens e Scimpanzé non era uno dei due, ma terzo ad entrambe le specie.
I progenitori dell’Uomo Moderno si sono differenziati nei circa duecentomila anni di separazione, nelle popolazioni che oggi vivono sulla terra.
Questo è, se diamo per assodata la teoria dell’evoluzione, cosa che fa questo articolo, senza però comprenderne le conseguenze.
Per essere “volgari” e semplici: non è che eravamo-tutti-Africani e poi noi Europoidi abbiamo perso pigmentazione, gli Asiatici chiuso gli occhi e gli Aborigeni aperto le narici. Ma il Sapiens proto-tipo si è “adattato” ai vari ambienti, evolvendosi in gruppi biologico-razziali distinti, nessuno dei quali era “l’originale”. Anche perché il luogo dove è apparso per la prima volta Homo Sapiens, ovunque sia, ha visto un cambiamento climatico dal tempo della sua primordiale “apparizione”.
Inoltre, la successiva ibridazione tra Sapiens Africano e un Ominide arcaico, rende la tesi dell’Africano moderno come “proto-tipo” di tutti gli uomini, ancora più bizzarra. Perché avendo una percentuale di circa il 7% di un’altra specie[nbnote ]But this raises another question. Why is “Neanderthal” admixture lower in present-day sub-Saharan Africans than in present-day Eurasians? Perhaps there was another archaic population, very different from the Neanderthals, that modern humans encountered only in Africa. This might be the quasi Homo erectus represented by the Broken Hill (Kabwe) skull. It might also be the population that accounts for about 2% of the present-day African gene pool and that seems to have split away from the ancestors of modern humans some 700,000 years ago (Hammer et al., 2011). This secondary archaic source may have proportionately reduced the admixture from these “African Neanderthals.”
http://www.evoandproud.blogspot.com/[/nbnote][nbnote ]http://identità.com/blog/2012/01/29/popolazioni-africane-non-del-tutto-umane/[/nbnote]”
, non lo rende papabile come esemplare “primo” della nostra.

Sembra che l’establishment sia come terrorizzato dall’evidenza delle differenze razziali.
Come se, la presa d’atto di queste differenze portasse, automaticamente, al genocidio e al conflitto razziale. E’ esattamente il contrario: è la negazione delle diversità e la loro non presa di coscienza che genere conflitto, disordine e pulizie etniche. E’ il negare le differenti peculiarità e il voler imporre un crogiuolo umano a porre le basi del genocidio e dello scoppio della violenza.

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1 comment

  1. AquilanoITALY febbraio 23, 2012 2:27 pm  Rispondi

    Ottimo testo. Grazie per la sua diffusione su Stormfront!

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