Decreto libera serial-killers

Nel silenzio mediatico più totale e in profondo contrasto con la volontà popolare espressa nelle elezioni, ieri, un Parlamento oramai privo di qualsiasi legittimità, ha approvato il decreto “svuotacarceri” che esacerberà ancora di più, la grave crisi criminale di cui è vittima il paese.
Ma c’è da rilevare un’aggiunta ulteriore, al già criminale decreto: la chiusura, entro il 31 Marzo 2013, dei Manicomi Criminali.
Ora, visto che entro quella data, difficiilmente, i nostri legislatori riusciranno a “debellare” le patologie mentali, chiudere le strutture che ospitano serial killers e malati mentali che hanno commesso omicidi , significa riversare per le strade o scaricare sulle famiglie, migliaia di “matti” pericolosi per loro stessi e per gli altri.
Quanti morti ha causato il buonismo deficente della legge Basaglia? molti. Quanti ne causerà questa decisione demenziale? anche uno sarà troppo. Perché evitabile.
Come sempre, i politici non si preoccupano di liberare i delinquenti: è facile fare i “buoni”, quando si abita in ville sorvegliate e si gira con la scorta pagata dai cittadini.

Ovviamente, i “buoni”, tipo quei cerebrolesi dei Radicali, diranno che i manicomi criminali sono dei lager: ma il fatto che quelle strutture possano essere , e in molti casi sono, mal gestite, lo si risolve gestendole meglio, non, tappandosi occhi bocca e orecchi, e liberandosi del problema chiudendole.
E’ la solita politica dell’io minimo: evitare i problemi, nascondere la testa sotto la sappia e fingere che questi si risolvano da sé. Non accade mai, e sono i deboli, a pagarne le conseguenze.

Il Senato ha approvato con 175 sì, 66 voti contrari e 27 astenuti un emendamento al decreto sul sovraffollamento delle carceri che impone la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, gli ex manicomi criminali, entro il 31 marzo 2013. La Lega Nord considera l’ approvazione dell’ emendamento una «decisione pericolosissima». I senatori Irene Aderenti, Roberto Castelli e Sergio Divina hanno detto: «Stiamo parlando di manicomi criminali, dove sfortunati esseri umani incapace di intendere e di volere, ma con incontrollabili istinti criminali, vengono tenuti rinchiusi sia per tentare di guarirli sia per impedire loro di fare del male a loro stessi e ad altri».

2 Comments

  1. kiriosomega gennaio 29, 2012 10:50 pm  Rispondi

    Iniziai la mia attività in un ospedale psichiatrico quand’ero ancora studente, era quel tempo pre Basaglia, ma poi mi indirizzai alla med. legale. Lo strano ma eletto mestiere dello psichiatra e l’amore, non è un’iperbole, per quel mondo e quei malati mi spronava, ma forse meglio è dirli, per quel periodo, detenuti a vita, perché avevo bisogno di capire quanto in loro avveniva specialmente in rapporto alla “presunta” devianza del comportamento. Gli uomini erano più “penetrabili” pur essendo “difficili”, ma le donne erano un mistero più profondo con le loro comuni melanconie, o catatonie, o agitazioni psicomotorie alternante tra episodi ebefrenici, paranoici o deliri produttivi sistemizzati e sistemici successivi con l’evolvere della malattia che li aveva attinti. Spesso, quelle genti erano soltanto “crisalidi” in sembianza umana, perché chiuse in se stesse per dissociazioni psichiche avanzate che le conducevano, per esempio, a tenere per settimane o mesi posizioni strettamente rannicchiate come a serrare le loro aperture naturali da cui sarebbe potuto sfuggire il loro stesso Io, ma feci anche in tempo a vedere le grandi isterie ed addirittura un così definito caso di “licantropia” che non è quella cosa dei romanzi. Ho conosciuto, dicevo pre legge 180, l’ambiente psichiatrico e ancora oggi affermo: “Era un inferno! Tutto Malebolge e il pozzo di Geenna di dantesca memoria sono semplici zefiri in confronto a ciò che sì vedeva e viveva -nella fossa dei serpenti- presente in ogni ospedale psichiatrico. Qui, anonimi anche nudi, urlanti, cantilenanti, o con vocii sommessi e con indosso legacci semi strappati e con più dita di spessore di sporco adeso sì mostravano come un’umanità dolente, ma forse non più tale perché era soltanto una lunga fetida processione del dolore. Impossibile descrivere quel posto, o similari d’altri nosocomi. Il “manicomio” era un lager, ci hanno insegnato questa parola come il luogo della massima sofferenza umana, ma in realtà era proprio un manicomio con terapie oscene e ricerche a doppio cieco con farmaci innovativi e sconosciuti agli stessi medici che li dovevano prescrivere e valutare clinicamente.
    Qui faccio nel mio dire un salto logico ché il discorso diverrebbe lungo, e sottolineo per il pubblico “ignorante” che bisogna sappia che il malato mentale NON è un cretino, inteso in senso medico, ma un infermo che presenta una devianza del comportamento rispetto ad uno standard fatto apparire normale solo per convenienza della maggioranza della società che in un certo fare s’identifica. Del “pazzo” la gente non ha idea cosa sia, e forse nemmeno lo psichiatra! Questo malato diviene nel dissociarsi senza più critica e giudizio solamente un “conte o contessa dei sobborghi” in cui decadono le funzioni psichiche cerebrali primitive, ed io, ancora ritengo, che l’alterazione sia iniziale pre talamica-talamica, quindi si può affermare che la disfunzione del pensiero ha inizio dalle funzioni istintuali che, sublimate in centri noetici superiori, divengono idee non immediate, ma elaborate normali o deviate per differenziazioni di macromolecole, neuromorni o mediatori chimici. Nel cronicizzarsi della malattia, perché di malattia organica sì tratta, ed ecco perché in toto la socio-bilogia fallisce come la psicoterapia, il malato perde la sua capacità di critica e giudizio, oggi affermiamo per cicli metabolici che sì sono differenziati anche per spine irritative sociali molto forti agenti nell’ambiente usuale del malato. E’ chiaro che il “molto forte” collaborante con la deviazione metabolica è raccordato con la forza della personalità del malato. Fu per questo tipo di considerazioni, il triplo insulto che la personalità subisce, che, nel tentativo di rompere con l’ospedale psichiatrico che tra l’altro concedeva alla non sempre difficile corruttibilità dello psichiatra un potere enorme di vita e di morte civile, sorse l’antipsichiatria di Lang e colleghi, quella che condusse anche in Italia alla chiusura dei manicomi /lager.
    Purtroppo, giacché in Italia quando legalmente si procede attraverso il Parlamento, che tutto è meno che un luogo ove regna la cultura, ogni cosa è fatta male o non è fatta, chiuso il manicomio fu come negare l’esistenza della malattia psichiatrica, e quei “disgraziati” furono affidati improvvisamente a famiglie che non li volevano, e che non sapevano che farsene; così sempre finirono nelle strade abbandonati da tutti.
    Ma il malfare sanitario affidato alla casta/intellighenzia non sì fermò, perché negata l’esistenza del malato psichiatrico ancora oggi non sì è fatto nulla in favore di questo tipo d’ammalato.
    I manicomi criminali sono ancora peggiori del manicomio pre 180, e Vi assicuro che se la Vostra immaginazione potesse identificarli in qualche maniera fuggireste dall’orrore della scoperta.
    Ora, nonostante tutto ciò che ho affermato, asserisco che case manicomiali devono esistere per la cura dei malati, ma devono essere “case” confortate da genti realmente specializzate e capaci, in più con uso di terapie che non pratichino, come avveniva, le lobotomie prefrontali (ricordate “Qualcuno volò sul nido del cuculo”), elettroshock, malaroterapia, terapia detta del sonno, sperimentazione di farmaci…
    La dignità dell’uomo ammalato, o no, deve essere conservata e tutelata, e bisogna rendersi conto di un concetto importantissimo, come recita la criminologia italiana: “E’ il carcere, [o manicomio criminale], con la privazione della libertà il vero premio alla colpa, oppure le angherie che dentro il carcere/manicomio criminale quella gente deve patire è il premio della loro colpa”? Io sono per la dignità dell’uomo, quindi il premio sì ferma alla mancanza di libertà ed alla rieducazione, ove possibile!
    Se poi quelle genti le sì vogliono considerare pesi inutili per la società, questa stessa schifosa marcescente società del consumo. Ora in crisi e se la è cercata, deve avere almeno il coraggio di togliersi il velo dell’ipocrisia dilagante che la sommerge, ed affermare: “Li uccidiamo”!
    kiriosomega sdegnatos e incazzatos

    • admin
      admin gennaio 30, 2012 1:42 am  Rispondi

      Condividiamo il commento, siamo infatti coscienti, per quello che l’immaginazione può consentirci, del degrado infernale che erano i manicomi “normali” e che sono oggi i manicomi criminali. Infatti riteniamo che la soluzione sia una loro totale rivisitazione, direi la creazione di piccole strutture più vivibili e soprattutto, differenziate per tipo e grado di patologia, non certo l’abbandono dei malati a se stessi che avviene con un’ipocrita chiusura.

Leave a reply to kiriosomega Cancel reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *