Breve racconto ucronico: Il Fascio e la Svastica

Quel giorno Berlino era abbigliata a festa, ogni strada, ogni viale era addobbato dalle bandiere , migliaia di croci uncinate e fasci littori sventolavano dalle terrazze della Von Braun strasse.

Splendeva il sole in un cielo terso d’una giornata glaciale, quel giorno di Gennaio, a Berlino pronta ad accogliere l’Alleato, il Duce Benito Mussolini, per festeggiare il primo anniversario della Vittoria dell’Asse e la resa americana.

Un anno era passato, e undici mesi dall’accordo di Roma dove Italia e Reich s’erano divise l’Europa in due zone d’influenza: alla Germania tutto il Nord compresa la Gb, al Fascismo il Mediterraneo e le sue sponde: il confine in Francia e nell’Est correva lungo il 46° parallelo. Il 16 Giugno di due anni prima, quando gli Alleati sbarcarono in Normandia tutto pareva perduto, la feroce resistenza dell’Asse all’avanzata nemica non faceva che ritardare una fine sicura, in Italia la linea Thermopilae tra Lucca e Pesaro era l’ultimo baluardo di resistenza dove la Decima combatteva all’arma bianca contro un nemico superiore in uomini e mezzi.

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E’ in quei giorni terribili, che gli scienziati Italiani e Tedeschi stanno lavorando alacremente , lottano contro il tempo per ottenere l’Arma risulutiva.

A Penemunde, Von Braun è vicino al V19, un missile intercontinentale che raggiungerebbe Washington; mentre sotto il Monte Bianco l’equipe di Enrico Fermi è a un passo dalla fusione nucleare, l’obbiettivo è ottenere un ordigno all’idrogeno.

Il 19 Giugno in un attentato ,un patriota romano Giorgio Almirante uccide il Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Nella zona occupata dagli Alleati inizia una guerra intestina tra Comunisti e Monarchici che viene repressa nel sangue.

A Luglio Mussolini e Hitler si incontrano a Vienna, pochi giorni prima il Fuhrer era scampato ad un attentato, decidono un’ultima disperata resistenza sul fronte ovest e sud: l’obbiettivo è resistere, resistere e proteggere le basi di Penemunde e del Bianco.

Ad Agosto parte l’operazione congiunta Gladio: sotto un sole cocente, nella canicola estiva di un’Italia divisa in due, le truppe d’assalto della Decima compiono un attacco per rompere la linea nemica, mentre paracadutisti della Folgore si lanciano oltre le linee alleate e patrioti italiani insorgono nelle zone occupate: dalla radio il Duce incita gli Italiani oltre la linea Thermopilae alla ribellione. Nello stesso momento i panzer della V divisione comandati da E.Rommel tentano di aggirare gli alleati passando per il Belgio, l’operazione ha successo, gli alleati sono sorpresi e rischiano di essere accerchiati. “Augustus” ha raggiunto il suo obbiettivo, l’Asse ha guadagnato mesi di tempo prezioso.

Intanto a Est, le truppe di Stalin avanzano verso Berlino, il Comando tedesco ordina la ritirata verso ovest di soldati e civili: è un esodo epocale, milioni di uomini donne e bambini prussiani vengono accolti dai connazionali in Baviera e Renania: verrà chiamata la Marcia degli uomini liberi.

La notte del 19 Ottobre, gli ultimi Berlinesi abbandonano una città data alle fiamme dai suoi stessi abitanti: il Fuhrer, l’ultimo a lasciare Berlino, osserva le colonne che s’alzano nella notte buia e paiono le ultime grida del Reich, quella sera stessa nel bunker sotto la Cancelleria avava sposato Eva Braun.

Sul fronte occidentale gli Alleati riprendono l’avanzata nonostante l’accanita resistenza tedesca e per la prima volta dallo sbarco in Normandia entrano in territorio germanico: ad accoglierli una popolazione ammutolita.

A sud le prime avanguardie americane sfondano l’ultima linea di difesa, l’Italia è in ginocchio, i bombardamenti sono indiscriminati: primi attentati “terroristici” nel sud del paese contro le truppe Usa, il nuovo Re Umberto II viene destituito dagli occupanti dopo “divergenze con lo stato maggiore americano” è proclamata la Repubblica, un giovane vicino alle sfere vaticane, Giulio Andreotti, è nominato presidente.

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A Gennaio l’Armata Rossa entra tra le rovine di una Berlino deserta , sulle macerie viene innalzata la bandiera sovietica. Un mese dopo l’accanita resistenza dell’Asse è ridotta a un fazzoletto di terra tra Lombardia Piemonte Veneto Trentino Austria Baviera e nord della Germania, il Duce ordina di combattere fino alla morte : le ceneri di Dante vengono portate sul Bianco, dove continua febbrile la lotta contro il tempo.

Il giorno 19 Marzo, un piccolo aereo tedesco attraversa i cieli sopra l’Austria , è l’alba e un sole rosso acceca lo sguardo del pilota: alle 8:00 di mattina atterra in una remota pista d’alta quota, ad accoglierlo militari e scienziati, il prezioso carico : deuterio.La sera stessa una immane esplosione scuote le montagne , pochi istanti dopo una telefonata avvisa il Duce: l’aquila ha cantato!

Parte l’ordine: uno squadrone, l’ultimo rimasto di aerei da combattimento italiani, scorta un aereo da trasporto, direzione: Penemunde.Una settimana più tardi, con gli Alleati vicini a Monaco e i sovietici alle porte di Penemunde, nel cielo sopra la base si staglia un bagliore di fuoco e metallo, seguito da un altro , alla fine i soldati sovietici nelle vicinanze, ne conteranno dieci.Un’ora dopo la prima testata nucleare si abbatte su Strasburgo, sede dell’Alto Comando Alleato: gli abitanti delle campagne oltre il confine tedesco, vedono un fungo maestoso ergersi minaccioso nell’aria tersa del mattino. Il comando è decapitato, Eisenower è tra le vittime.Pochi minuti dopo il secondo missile arriva a destinazione: Berlino! il centro nevralgico delle truppe sovietiche viene spazzato via, l’onda d’urto sfiora anche le avanguardie dell’Armata Rossa.Le altre testate continuano il loro viaggio, come angeli vendicatori solcano le praterie del cielo, sono i sussulti disperati di due popoli prostrati che portano la loro sfida agli Dei. E se un Dio esistesse, vedrebbe una svastica e un fascio , stagliarsi orgogliosi sul profilo dei missili in volo.

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Alle ore 9:00 quattro testate colpiscono in contemporanea: Calais, sede della flotta alleata distruggendo tutte le navi da guerra; Mosca, decapitando il governo sovietico; IlCairo e Algeri, spazzando via gli eserciti coloniali britannici e francesi.Intanto una settima bomba sta sorvolando lo spazio sopra la manica, un rombo assordante squassa l’aria di Londra: il centro della capitale è distrutto, le periferie colpite dall’onda d’urto e dal calore del vento nucleare sono in fiamme: non esiste più un governo inglese.A Washington arrivano le prime confuse informazioni, è il panico. Si parla di ordigni dalla potenza immane che hanno spazzato via intere città: Roosvelt comprende, ma non si aspetta quello che avverrà solo due ore dopo; il suono che squarcia l’aria della capitale americana e i pochi secondi di incertezza, prima dell’esplosione che scuote la terra e strappa le anime ai corpi. Washington è rasa al suolo, l’amministrazione Usa è decapitata: pochi istanti dopo, un altro fungo si gonfia nel cielo americano, è l’enorme quartiere ghetto di Harlem ad essere polverizzato.L’ultima bomba si abbatte tremenda sulla base segreta di Los Alamos, portando morte e distruzione. Nuvole di fumo si alzano e bagliori sconosciuti sfidano il chiarore del sole, è come se dieci soli vendicatori si fossero lasciati cadere sulla terra.

Seguono ore di attesa e incertezza, pochi sanno cosa è accaduto, pochi comprendono il significato di quelle esplosioni infernali.Il giorno seguente i governatori degli Stati Usa, eleggono il generale McArthur Presidente , poche ore dopo gli emissari di Hitler e Mussolini chiedono la resa e il ritiro immediato e senza condizioni dell’esercito alleato dal suolo europeo : sulla trattativa pesa la minaccia, abbiamo altre testate e siamo pronti ad usarle.Il 19 Aprie alle prime luci dell’alba, un’ora prima della scadenza dell’ultimatum , un telegramma del Presidente McArthur arriva al quartier generale del Fuhrer e del Duce, seguito da uno del nuovo governo militare russo. Pochi minuti dopo, alle ore 07:00, l’America si sveglia con le parole del suo presidente: “Miei compatrioti, una potenza di fuoco immane ha cancellato le nostre città, la nostra capitale. Molti sono morti, e nulla possiamo fare per riportarli ai loro cari, ma possiamo impedire che altri ne seguano il destino: per questo, valoroso popolo degli Stati Uniti d’America, vista l’impossibilità di resistere a una forza soverchiante ad una minaccia che arriva improvvisa e infida dal cielo, ho chiesto ai nostri soldati di ritirarsi dall’Europa. Siamo sconfitti, siamo affranti: ma non siamo perduti. Ho raggiunto un accordo di pace con Italia e Germania: la guerra contro il Giappone, continua”.

In tutte le città d’Italia la notizia della fine della guerra e della Vittoria giunse inaspettata, dopo anni di sofferenza e distruzione, la gente si riversò incredula per le strade, le campane suonarono a distesa in tutti i paesi della penisola, a nord gli eroi che avevano resistito alla fame nelle ultime ridotte d’Italia, si lasciarono andare ad un pianto senza fine, nelle zone occupate i militari americani si acquartierarono nelle caserme e giorno dopo giorno, come previsto dalla resa firmata dai plenipotenziari di McArthur, consegnarono le armi ai soldati italiani che ridiscendevano dalle valli del nord. Tutto si svolse con ordine, tranne qualche incidente di entità modesta, viste le proporzioni del ritiro e gli odi sopiti sotto la cenere.

Lo stesso avveniva in Germania, dove i sovietici all’est e gli alleati ad ovest, ripiegavano silenziosi.

Il 19 Giugno del 1945, l’ultimo soldato alleato lasciava il suolo europeo accompagnato dalle grida di giubilo delle armate tedesca e italiana schierate per l’onore delle armi: una scia lunga si perdeva dietro la nave che salpava per le Americhe, mentre il sole del destino si alzava, per la prima volta dopo tanti anni, radioso, nel cielo d’Europa.

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1 comment

  1. Andrea agosto 14, 2012 9:53 pm  Rispondi

    Ciao. Purtroppo no è andata così, purtroppo l’uomo nuovo ha perso, l’amore per il bello e per il bene ha perso. Ogni giorno spero che si ritorni a pensare a quell’idea di uomo, ogi giorno cerco di trovare un modo anche per schierarmi, per ripartire. Io non sono nessuno, lo so bene…ma sogno.

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