LA GUERRA E’ IN EUROPA, STOCCOLMA E’ LA PRIMA LINEA DEL FRONTE

L’altro giorno, un uomo è stato arrestato a Stoccolma, su un treno locale, dopo avere mangiato della pancetta davanti ad un gruppo di donne islamiche velate, il gesto è stato considerato una ‘provocazione razzista’.

Le élite politiche svedesi, ubriache di ‘integrazione’, hanno in programma di costruire una nuova città, interamente finanziata dai contribuenti svedesi, per ospitare la massiccia ondata di immigrati che loro stessi richiamano a gran voce.

Una nuovo Stoccolma sarà realizzata in 6 anni. Per i ‘profughi’. Oltre ad utilizzare alberghi, dormitori, ed edifici pubblici per gli alloggiare i nuovi arrivati, il piano radicale propone la confisca delle seconde case e la conversione di chiese e altri edifici religiosi in centri di accoglienza.

Il piano prevede anche la trasformazioni in dormitori per clandestini di edifici storici, al fine di facilitare la sistemazione di sempre più ‘nuovi svedesi’.

Nel frattempo, il sistema di welfare svedese sta crollando, tanto che si può parlare, nel caso dei politici svedesi (ma anche di quelli italiani) di una vera e propria ‘sindrome di Stoccolma’, nella quale i cittadini autoctoni degli Stati europei sono costretti a sacrificarsi sull’altare del multiculturalismo e dell’accoglienza. In una perversione morale e intellettiva senza precedenti nella storia dell’Uomo.

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Stoccolma è stata scena di numerose rivolte etniche guidate da giovani islamici di seconda e terza generazione. Non sorprende che qualcuno di loro abbia rubato un camion e lo abbia guidato contro la folla, mentre altri sparavano all’impazzata.

Ma anche quando non si tratta di rivolte, le cronache locali parlano ogni giorno di furti, taccheggio e stupri ad opera di immigrati e presunti profughi. Per quanto concerne il numero delle violenze sessuali, la Svezia detiene addirittura il primato europeo. Grazie ai migranti.

Se c’è una città in Europa compromessa etnicamente quasi oltre il punto di non ritorno, questa è Stoccolma.

Rinkeby, il quartiere a maggioranza islamica di Stoccolma, non a caso è noto come la “Piccola Mogadiscio”, e le statistiche sulle violenze vedono la città svedese come la “capitale degli stupri d’Europa”. Secondo le denunce raccolte dalla polizia, le città svedesi sono diventate zone a rischio per le donne, che spesso diventano vittime di stupri di gruppo anche ai danni di ragazzine adolescenti. Ovunque ci siano luoghi affollati, in particolare piscine, concerti e feste in piazza, si ripete quanto accaduto a Colonia nel Capodanno del 2015, con assalti alle malcapitate da parte di orde di immigrati. Un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite sulla Criminalità (UNDOC) conferma il primato delle violenze sessuali, ma si dimentica di indicare la nazionalità dei responsabili.

A completare l’opera, oltre al degrado etnico c’è il delirio femminista – i due fenomeni sono correlati – che mesi fa si è mostrato in tutta la sua evidenza nel caso della ‘neve da spalare’.

Mentre noi europei giocavamo e continuiamo a giocare alla guerra in giro per il mondo, lanciando missili contro improbabili obiettivi, la guerra è arrivata a casa nostra. Sui barconi.


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