Tragedia multietnica: omicidio in famiglia mista

PERUGIA – Forse un raptus improvviso, con una lite che si trasforma in tragedia. Un ragazzo di 17 anni è morto a Pietrafitta, dopo essere stato picchiato dal patrigno, il compagno della madre. Pietrafitta è una frazione del paese di Piegaro (Perugia).
Si e’ appreso di quello che è accaduto dai carabinieri che riferiscono tra l’altro di aver già bloccato l’uomo, un italiano, disoccupato. Gli uomini dell’Arma stanno in queste ore indagando su quello che è accaduto. Al momento non si conoscono altri particolari.
È stata la madre del ragazzo 17enne, morto dopo essere stato picchiato dal padre, a chiamare il 112. «Correte, correte, lo sta uccidendo», ha detto la donna, romena, ai carabinieri. Al momento dell’accaduto, sembra fosse in corso una lite tra i due.

Ora, gli esperti in cachemire delle varie trasmissioni scandalistiche per spiegare questa tragedia, inizieranno a snocciolare una miriade di motivazioni sociologiche. La realtà è però molto più semplice e prosaica: le famiglie miste sono instabili. Le famiglia miste dove il padre non ha alcuna relazione biologica con il figlio della “compagna”, sono ancora più instabili.
In questa società dove parlare di “leggi naturali” è anatema, e dove la diseguaglianza tra le persone viene negata e si descrive gli uomini come “intercabiabili”, parlare di “relazioni biologiche” tra individui e delle relazioni umane in termini evolutivi è considerato “scorretto”. Ma anche se non se ne parla, la realtà rimane tale.
E ignorare gli aspetti intrinsecamente biologici che spiegano i fenomeni familiari, può essere profondamente pericoloso.
La prima cosa che fa il leone dopo la conquista della nuova compagna, è l’eliminazione dei figli che la stessa ha avuto da un’altro leone. E’ legge evolutiva di natura, e con questa dobbiamo avere a che fare: l’uomo è parte del regno animale, non ne è estraneo.
Ovvio, gli omicidi avvengono anche tra consanguinei, ma per motivazioni differenti.
E la società, che altro non è che una “famiglia”, diviene instabile quando le relazioni tra individui non hanno alcuna base biologica. Questo il grande insegnamento di J.P. Rushton.
Perché la famiglia  è  fondamentalmente – e non è certo una definizione riduttiva –  il “mezzo attraverso il quale l’individuo perpetua il proprio corredo genetico”. L’individuo, tragicamente mortale, si “eterna” nella sua discendenza.
E’ ovvio che, cadendo il legame biologico, cade anche questa potente motivazione. E in termini più ampi, cadendo il legame biologico tra i membri di un gruppo, cade anche la solidarietà di gruppo.
La società entra in una fase di entropia e muore: per troppa diversità. Perché nessuno riconosce nell’altro, se stesso.

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