Immigrazione: il tradimento dei Sindacati

La seconda parte dell’800 e buona parte del ‘900 – fino al declino dei sindacati come organizzazioni dei lavoratori e alla sparizione della difesa di questi dalle piattaforme politiche della cosiddetta Sinistra trasformatasi in ‘taxi’ ideologico per varie microminoranze privilegiate – sono stati i secoli delle lotte sindacali e al centro della lotta c’era la spartizione dei profitti tra capitale e lavoro.

Poi è arrivata la caduta del Comunismo, le cui macerie ideologiche hanno comportato – senza che vi fosse una correlazione – anche la fine sostanziale del sindacato come ‘lobby dei lavoratori’. Oggi i sindacati pensano a tutto fuorché a chi lavora.

Poi è arrivata la Globalizzazione. Ed è stato il colpo di grazia per il lavoro organizzato, polverizzato in tante micro-realtà e nella flessibilità estrema. Schiacciato dalla incapacità delle organizzazioni sindacali e dei partiti (sedicenti) dei lavoratori, di comprendere che immigrazione e globalizzazione sono le due tenaglie attraverso cui il Capitale stritola i lavoratori e la loro fetta di profitto, i salari. Come questi fanatici comunisti cresciuti a pane e Marx, abbiano potuto dimenticare una delle lezioni del filosofo tedesco, quella del famoso “esercito di riserva”, è misterioso. Deve avere molto a che fare con le ingenti elargizioni ricevute dalle multinazionali: vere e uniche beneficiarie di immigrazione e globalizzazione.

La Globalizzazione ha immesso nel mercato dalla sera alla mattina, centinaia di milioni di nuovi schiavi da sfruttare per ‘contenere’ i salari dei lavoratori nazionali. Non bastava, perché ci sono, soprattutto nei servizi, lavori che non sono ‘delocalizzabili’, e allora serviva un ‘esercito di riserva’ interno che ‘riducesse le pretese’ dei lavoratori nazionali: entrano in scena gli immigrati.

E’ evidente, che devono nascere moderne associazioni di lavoratori che vogliano proteggersi da questa ‘tenaglia’ immigrazione-globalizzazione. Ed è ovvio che il loro punto di riferimento politico non può essere il Pd o Sel, due movimenti che fanno dell’afflato migratorio e del mondo senza confini un mantra sadico. I deboli si difendono con le frontiere, i lavoratori per poter ricevere salari dignitosi, devono essere protetti dalla concorrenza esterna dei ‘cinesi’ e interna dei ‘migranti’: non ci sono alternative. Non è vero che immigrazione e globalizzazione sono ‘ricchezza’, o meglio, lo sono, ma per una minoranza privilegiata della popolazione. Per tutti gli altri, il 99%, sono miseria, disoccupazione e dramma.

2 Comments

  1. Stefano luglio 28, 2013 6:07 am  Rispondi

    E si parla di “lavoratori”, va bene…
    Ma vogliamo dire quanto sia peggiorata la natura di coloro che entrano in Italia dal 1991 in poi?
    Prendo il 1991 come punto di svolta storico (crollo dell’URSS e labilizzazione delle frontiere

  2. Stefano luglio 28, 2013 6:17 am  Rispondi

    (CONTINUA) e suggestivo (arrivo della nave Vlora nel porto di Bari, con i suoi 20000 albanesi, testa di ponte della prima invasione di delinquenti di ogni risma).
    Bene… prima del 1991 l’80% degli immigrati stranieri era costituito da gente onesta e lavoratrice, ivi compresi gli storici vu’ cumprà che vendevano tappeti in spiaggia o elefantini in piazza. Inutili, in ottica sociale, ma comunque simpatici e non fastidiosi.
    Dal 1991 è andata progressivamente aumentando la percentuale di immigrati nocivi (delinquenti, evasi etc…) venuti in Italia solo a scopo predatorio, ma soprattutto di immigrati assolutamente inutili, inadatti ed incapaci di fare alcunché perché non sanno fare alcunché e non hanno mai fatto alcunché se non vendere collanine, prodotti contraffatti, ombrelli. Tutte cose inutili, di cui né l’Italia né altri paesi possono avere bisogno. Una legione sterminata di elementi parassitari, che costituirà un grosso problema, come vediamo già oggi, quando davvero la crisi porterà a non avere pane da mangiare.
    Purtroppo, in Italia, non abbiamo un governo, non abbiamo una legge, non abbiamo un ordine…

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