Le vittime innocenti della legge Basaglia

Alberto Calderoli da 5 giorni è un uomo solo, senza più la sua bambina, senza più quella giovane moglie fragile, insicura Così, in un’intervista al Corriere della sera ricorda sua moglie, quella donna che ha ucciso la loro figlia di 18 mesi e poi si è tolta la vita. “Alessia era convinta che tutti fossero contro di lei, che ci fosse un complotto per portarle via la bimba”. “Una sera- ricorda- ha cominciato a sfasciare tutto. Abbiamo dovuto chiamare la polizia e chiedere un trattamento sanitario obbligatorio. Inutile. Alessia improvvisamente riacquistava la lucidità e non c’era modo di farla curare”. Il marito racconta di uno stato di paranoia diagnosticato dagli psichiatri, delle terapie prescritte, e mai attuate. Poi quell’ultima telefonata: “Ho chiamato mia moglie dal convegno medico al quale stavo partecipando – dice – lei mi ha detto solo complimenti. Forse un modo per addossarmi la responsabilità di quanto aveva deciso di fare”. I funerali di Alessia e la piccola Elisa, si terranno sabato.

Altre due vittime di Basaglia e delle sue “buone intenzioni”. Del resto l’inferno è lastricato di “buone intenzioni”.

Ci dobbiamo mettere in testa che la malattia esiste, ed esiste il male. E che anche il cervello, che non è qualcosa di immateriale ma solo una parte molto sofisticata del corpo, può ammalarsi. Oppure può essere difettoso dalla nascita.

Il comportamento dei “Basaglia” è fingere che il problema non esista. Ma questo non farà scomparire il problema, e genererà lutti su lutti. Certo, i manicomi erano luoghi orrendi, ma consapevoli che una soluzione porta sempre comunque con sé un nuovo problema, è tempo di abrogare la legge Basaglia e riaprire i manicomi, facendo in modo che siano luoghi più umani.

Quelli che allora hanno voluto chiudere i manicomi, sono gli stessi che oggi vogliono l’Indulto. E’ il modo di trasformare “un problema” in una catastrofe sociale.

PS. Lungi da noi voler infierire su questo pover’uomo che è già stato punito oltre ogni limite umano, ma non si può lasciare una persona mentalmente malata sola, figurarsi con un bambino.

VITTIME DELLA LEGGE BASAGLIA

1 comment

  1. Stefano aprile 27, 2013 8:05 am  Rispondi

    Quando, nel 1978, fu varata la legge 180, figlia delle esperienze di Basaglia a Trieste e Pirella ad Arezzo, gli psichiatri di tutta Europa si complimentarono con quelli italiani, con malcelata invidia, per la grandiosità del progetto. “Chissà quali strutture alternative avrete predisposto per assistere i malati all’esterno!”. La realtà era che, al di là del dispensario di medicinali, non ve n’era nessuna, assolutamente nessuna. Il 1978 ed il 1979 furono anni drammatici, con decine di casi di ex-internati protagonisti di episodi che li avevano visti carnefici e/o vittime. Malati per strada, liberati dal manicomio ma respinti dalle famiglie che non sapevano come tenerli. Poi, poco a poco qualcosa si mosse. Partirono day hospital e case protette. Ma il problema resta. Anche qui c’è un’idea delirante alla base del problema: l’idea che “il malato di mente, lo psicotico, possa e debba vivere normalmente nella società”. In realtà è una continua roulette russa: nella maggior parte dei casi, per pura fortuna, va bene. A volte, come in questo caso, purtroppo no…

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