Il “mostro di Treviso” ricorre in appello! Troppi 7 anni per lo stupro brutale di una ventenne

TREVISO – «Due sentenze viziate dal clamore mediatico, che vanno riviste affinché vi siano pene congrue». Spiega così Carlo Cianci, il nuovo avvocato di Julio Cesar Aguirre Zuluaga, la decisione di ricorrere in appello contro le sentenze del tribunale di Treviso, che hanno condannato il 27enne colombiano, in totale, a 13 anni e 6 mesi di carcere per due violenze sessuali commesse ai danni di una 45enne connazionale e di una studentessa 20enne.

L’immigrato, noto come il «mostro della stazione» da poco trasferito nel carcere di Verona, ha deciso di ricorrere in appello con due distinti obiettivi: il proscioglimento per la violenza commessa ai danni di una 45enne connazionale, avvenuta a Montebelluna nel giugno del 2010 per la quale è stato condannato a 6 anni e 2 mesi di carcere, e la riduzione della pena per lo stupro di via Dandolo.

«Siamo convinti che la sentenza del primo processo sia stata inevitabilmente influenzata da quanto è successo in seguito – spiega l’avvocato Cianci (subentrato al legale pugliese Graziano Carlo Montanaro che ha rinunciato all’incarico per questioni logistiche), ma stiamo parlando di un’accusa che è basata solo sulle dichiarazioni della presunta vittima, una persona che, come si è visto in primo grado, è del tutto inattendibile. Il nostro obiettivo è quindi far venire meno quella fonte d’accusa e ottenere il proscioglimento».

Diverso l’impianto del secondo ricorso alla corte veneziana, contro la sentenza che ha visto il colombiano condannato a 7 anni e 4 mesi di carcere per lo stupro di una studentessa 20enne, aggredita a pochi passi dal sottopasso ferroviario a Treviso, all’alba del 24 ottobre 2011. «Chiederemo l’annullamento dell’aggravante che gli è stata contestata per l’uso del coltello. Ci sono solo le dichiarazioni della parte offesa che dice di aver sentito contro la schiena un oggetto appuntito, ma l’arma non è mai stata trovata».

Anche in questo caso, secondo l’avvocato Cianci, la sentenza è stata viziata dal clamore: «Stiamo parlando di una sentenza pesante, in cui sono stati applicati i massimi della pena, ridotti per il rito abbreviato, e sulla quale ha pesato il “processo di piazza” a cui il mio assistito è stato sottoposto dato il clamore mediatico della vicenda. Zuluaga ha ammesso le sue responsabilità e va condannato, ma la pena deve essere congrua».

Sorpresa e delusione, invece, per una delle vittime del colombiano, la giovane aggredita in via Dandolo: «Siamo delusi perché questo è un incubo che sembra non finire mai – spiega l’avvocato della studentessa, Aloma Piazza».

Secondo questo avvocato, 7 anni e 4 mesi per avere brutalizzato una ventenne “sono una pena eccessiva”. Si gela il sangue, a leggere quello che questo individuo che non merita di essere definito “umano” dice sul coltello e non coltello.
E non è un paese civile quello nel quale chi confessa la propria colpevolezza, ha la possibilità di ricorrere in appello. Non è un paese civile, quello che mette in galera dei giovani per quello che hanno letto, detto, scritto e pensato e li tratta alla stregua di chi ha stuprato e distrutto la vita di una ragazza.

Se i magistrati facessero meno i guardoni della rete e si impegnassero di più nella ricerca dei veri delinquenti, certe cose non accadrebbero. Se le risorse impegnate nell’intercettare liberi cittadini, fossero impegnate nel ricercare assassini e stupratori, certe cose non accadrebbero. Ma certi magistrati non seguono l’idea di gustizia, solo gli ordini di una tribù eletta. E questa tribù di perbenisti ha detto loro che pensare è reato.

Intanto il “mostro di Treviso” fa ricorso in appello, perché sette anni per avere brutalizzato una ventenne “sono troppi”. Troverà a giudicarlo un magistrato o un guardone della rete? Se sarà il secondo, a breve sarà libero di stuprare ancora, con il patrocinio del ministero dell’integrazione.

2 Comments

  1. Werner novembre 17, 2012 5:37 pm  Rispondi

    Già, l’importante è che i magistrati perseguitano chi parla liberamente su Stormfront perchè hanno idee opposte alle loro, per poi farlo oscurare dalla Polizia Postale, che invece dovrebbe occuparsi di quei maiali che fanno circolare sulla rete immagini di bambini costretti a fare sesso, e farli condannare alla pena capitale (ci vorrebbe perchè a me personalmente girerebbero le palle a sapere che un pedofilo viene mantenuto coi miei soldi!).

    7 anni e quattro mesi sono una pena eccessiva: mah! Io penso che prima di fare certe affermazioni bisogna ricordarsi di avere una figlia, oppure una moglie, una madre o una sorella.

  2. Pier dicembre 31, 2012 7:30 am  Rispondi

    purtroppo ci sono troppi comunisti nella polizia e nella magistratura e questi esseri obbediscono alle direttive del partito

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