“Amate pure il vostro prossimo come voi stessi , ma siate prima di tutto quelli che amano se stessi !”
(Nietzsche , Così parlò Zarathustra)
Roma, 28 ott. (Adnkronos/Ign) – “La tua vita, Tiziano, non è morta solo dorme. E questa speranza converte il nostro istinto di morte in istinto di vita”, dice monsignor Vincenzo Pelvi durante un passaggio dell’omelia. “Gesù, dona senso a questa straziante sofferenza, aiutaci a comprendere che l’offerta della vita di Tiziano non è un fallimento nella costruzione della pace, vogliamo credere a un amore che non viene meno di fronte alla malvagità della morte”.
“Tiziano è stato prigioniero della speranza – sostiene ancora monsignor Pelvi – Non una speranza di pura proiezione dei propri desideri ma quella che conduce a vivere l’insperato verso i deboli ed emarginati, persino nelle situazioni senza via d’uscita. Tale speranza – prosegue l’ordinario militare – genera uno slancio di creatività che rovescia i determinismi dell’ingiustizia, dell’odio, dell’oppressione. E’ una speranza che può reinventare il mondo”.
“La vita di Tiziano, come il diario che quotidianamente scriveva, ha pagine che si possono girare, non strappare. Per leggere e interpretare anche le pagine oscurate della sofferenza, occorre la luce della fede, riscoprire la presenza di Gesù, che passa accanto per lenire le ferite e continuare il cammino con noi”.
In un altro passaggio dell’omelia monsignor Pelvi afferma: “Non possiamo abbandonare i popoli che soffrono. All’altare del Signore anche parole di odio e di inimicizia per chi uccide svaniscono dall’animo perché chi uccide non sa quello che fa; chi ammazza rimane l’amico dell’ultimo minuto. Nel servire l’uomo -prosegue Pelvi- non abbiamo alcun interesse da salvaguardare o da conservare. Non abbiamo potere tra i fratelli afghani della montagna e quelli della pianura ma siamo in quella terra martoriata come a casa di un amico, di un fratello bisognoso a cui stringere la mano fidandoci della delicata vibrazione del cuore”.
Nella basilica seduti in prima fila c’erano il presidente del Consiglio, Mario Monti e il capo di Stato Giorgio Napolitano.
Dopodiche, il Vescovo è tornato nelle sue lussuose stanze, tra velluti e ori, mentre Tiziano è finito nella terra nuda e fredda.
Vittima di una morte inutile. Vittima dell’alleanza tra umanitarismo e utilitarismo.
Il dramma e l’apparato ideologico che sta dietro le “operazioni di pace” post-guerra fredda, è proprio la saldature tra le due religioni moderne: umanitarismo e utilitarismo.
L’ideologia “umanitarista”, ben delineata nell’oscena omelia del Vescovo, è pronta a dare in sacrificio i propri figli in nome dell’altro. Quella “utilitarista” si serve dello schermo della prima, per perseguire, attraverso guerre umanitarie, i propri interessi terreni.
Quella del Vescovo e quella rappresentata dal duo Monti-Napolitano, entrambi pronti a seppellire le sovranità nazionali, e per i quali la guerra, altro non è che un mezzo per omologare il pianeta in una globalizzazione indifferenziata.
C’è una sola guerra “oggettivamente” giusta, quella combattuta per la propria libertà e per difendere la propria casa.
Tutte le altre, perseguono interessi o passioni. Che possono essere legittime, ma che devono essere chiare dal principio.
Per noi la guerra può avere un aspetto tragico e trascendere la materia, può essere fatta per difendere la propria terra o per la gloria. Per loro, per i Monti-Napolitano, è la bomba con la quale appiattire le differenze. Quando fallisce Mcdonald’s, arrivano i Marines.
