E dicono non esista una “lobby omosessuale”. Quando in una città avviene un fatto gravissimo nel quale un giovane italiano viene violentato sessualmente da un omosessuale romeno, e non vorrei scendere in particolari che ecciterebbero solo i cecchipaoni, e nessun media nazionale ne da notizia, perché occupato a denunciare la sedicente omofobia che imperverserebbe nella capitale, dimostrata secondo loro da fantomatiche aggressioni (senza aggressori) denunciate, voi non pensate vi sia qualcuno, o qualcosa, che decide quali notizie debbano essere date in pasto al pubblico per orientarne sensazioni e sentimenti?
In questa settimana è tutto uno starnazzare di politicanti da quattro soldi come tal Zingaretti e di esponenti del cosiddetto mondo omosessuale che, in un piagnisteo che ha molto di preparato, lamentano aggressioni a loro detta “omofobiche”. Secondo noi, dando per scontato che non sia tutta una montatura vista anche la “settimana gay” in corso, è probabile gli attori di questi pestaggi siano loro amichetti immigrati o fatti interni allo stesso mondo omosessuale. Non certo un mondo di gente equilibrata e composta.
Ma nulla, tranne poche parole, è stato detto dello stupro perpetrato da un omosessuale ai danni del giovane 20enne romano: se usassimo lo stesso metro dell’ArciGay, potremmo chiamarlo un attacco dettato da “eterofobia” o, più correttamente, “gnòrimafobia”, la fobia e l’odio della normalità. Questo, se fossimo affetti dalla loro stessa patologia: il vittimismo.
Un omosessuale ha violentato un giovane a Roma, ma per la stampa l’allarme è l’omofobia. In realtà, il vero allarme è il vuoto cerebrale che si è impadronito di tanti, troppi cervelli. Soprattutto tra i giornalisti.