Joschka Fischer: il bombarolo euro-folle

Sul Corriere.it[nbnote ]http://www.corriere.it/esteri/12_maggio_26/fischer-germania-europa_7dd3b360-a6f2-11e1-84cc-01e2a07cd5bc.shtml[/nbnote] di oggi, c’è un’interessante intervista a Joschka Fischer. Interessante, non per le stupidaggi che dice l’ex ministro tedesco, ma per come mette in luce quelle che sono le reali intenzioni degli eurofanatici.

Dopo un’estemporanea analisi storica, l’ex bombarolo ex ambientalista ex in progress, ammonisce:

Bisognerà dire: siamo un’Unione fiscale, restiamo insieme. Sarà difficile, i mercati diranno la loro, le agenzie di rating toglieranno probabilmente la tripla A alla Germania, ma bisognerà resistere e per farlo abbiamo bisogno dell’Unione politica. E qui è la Francia che deve dire sì a un governo comune, con controllo parlamentare comune della zona euro. In gioco è il ruolo globale dell’Europa nel XXI secolo. Vogliamo averne uno? Solo insieme potremo dire qualcosa sul nostro futuro ed essere ascoltati».

No, abbiamo una chance, che probabilmente si aprirà concretamente poco prima del crollo. Bisogna avere nervi saldi, il lusso delle illusioni non ci è concesso. Finora abbiamo solo reagito. Le decisioni dell’Ue hanno sempre inseguito gli avvenimenti. Non abbiamo mai agito in modo strategico. Non basta più».

La strategia è evidente, una volta vicini al crollo dell’euro, sfruttando il panico indotto dai media, “forzare la mano” alla democrazia, imponendo un governo sovranazionele dell’euroburocrazia.

Non vi è dubbio che quello sarà il momento decisivo. Decisivo e inevitabile, nel quale si decideranno le sorti dei popoli europei per molti decenni a venire. Gli esiti potranno essere solo due: la dissoluzione della Ue e la liberazione dal gioco tecno-burocratico di Bruxelles, o il definitivo asservimento alle élites eurocratiche con la fine dei parlamenti nazionali e la nascita di un “superstato”.

Significherà perdere i diritti conquistati in secoli di lotte, e il ritorno ad una sorta di Sacro Romano Impero, dove di sacro non ci sarà nulla e di imperiale ci sarà l’imposizione della volontà di un’infima minoranza sulle vite della maggioranza. Il concetto identitario di legame inscindibile terra-popolo, verrà spazzato via e sostituito con il concetto di Stato d’elezione, dove non è il cittadino naturale a determinare il governo, ma è il governo sovranazionale a “cooptare” gli individui nella cittadinanza.

L’eurofolle prosegue con un parallelismo che definire demeziale è troppo poco:

Cosa vuol dire governo e controllo parlamentare comuni?

«Dobbiamo fare passi concreti verso una federazione: nel 1781 c’era una situazione simile in America. Cosa fece Alexander Hamilton? Federalizzò il debito degli Stati, in bancarotta per le spese della Rivoluzione contro gli inglesi. Se non lo avesse fatto, la giovane Confederazione non sarebbe sopravvissuta. Ecco cosa dobbiamo fare anche noi, qui e subito. Purtroppo non siamo governati da leader politici, ma da contabili.

Paragonare i coloni inglesi del ‘700, ai popoli europei, è l’idea più sciocca che si possa esprimere. Le Colonie americane condividevano una lingua ed erano essenzialmente popolate da sudditi di Sua Maestà britannica: non erano venti popoli con venti lingue tradizioni e culture diverse. Le Colonie americane non avevano millenni di Storia alle spalle, non erano altro che “colonie”. Ma forse è questo il concetto che i burocrati di Bruxelles hanno dell’Europa: una “colonia”. La loro colonia.
Se proprio volessimo trarre un parallelismo tra l’Unione Europea vaticinata dal povero Joschka e un’entità statuale del passato, questo parallelismo lo dobbiamo fare, non con i giovani Stati Uniti d’America, ma con un’altra “unione”, quella delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Istituzione che “segregava” in una gabbia statuale comune, decine di popoli e culture differenti.
Questi ex-giovani bombaroli, negli anni ’60 si sono bruciati il cervello e oggi ne cogliamo i frutti, nella messa in pratica delle loro strampalate (e pericolose) idee.

Tiravano bombe, oggi,  sparano cazzate tesi bizzarre.

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