Se ancora alcuni di voi avessero dei dubbi, sui motivi della “buona stampa” di cui gode l’eurofanatico a Palazzo Chigi. Ecco alcuni “milioni” di buoni motivi:
Per accedere ai contributi pubblici i quotidiani nazionali devono vendere almeno il 30% delle copie distribuite (per i quotidiani locali è il 35%). I costi ammessi sono solo quelli fondamentali di produzione e l’azienda deve essere in regola con il fisco. È la novità prevista dal decreto legge varato dal Consiglio dei ministri che riordina i contributi all’editoria. Iol provvedimento ridisegna l’accesso per le imprese editrici di quotidiani e periodici ai finanziamenti pubblici.
Detto subito che nessun giornale, tranne eccezioni di eccellenza culturale-non certo il Corrierino, Repubblica, l’Unità o ilGiornale che sono giornali di “consumo” e di livello culturale dubbio- dovrebbe godere di un “finanziamento pubblico”, ovvero dipendente dalle nostre tasse; è ancor più ridicolo che, questi soldi, vengano concessi in base ad una vendita reale del 30%.
I sepolcri imbiancati del giornalismo, gli stessi che invocano la caduta della Casta politica, succhiano come parassiti i soldi di pensioni e Imu, in base ad una tiratura fasulla mentre mandano al macero il 70% delle copie che stampano.
E la cosa sconvolgente è che tutto questo avviene alla luce del sole, tanto da essere messo nero su bianco in una legge!
Gli stessi giornalisti che invocano per i cittadini comuni l’austerità, le liberalizzazioni selvagge e la concorrenza iper-liberista della manodopera immigrata, per loro stessi preferiscono i contributi statali sicuri, e accorrono come prostitute in crisi d’astinenza dal loro magnaccia, lo Stato.
Non è strano che poi gridino: Viva il Re!