Dopo la caccia sulla rete è in iniziata quella reale. Anche gli Usa hanno inviato cento berretti verdi (le United States Army Special Forces), per aiutare a prendere Kony, il generale ugandese a capo del Lord’s Resistence Army (Lra), al centro delle polemiche dopo i video della Ong americana Invisible Children che hanno spopolato sul web e che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sui suoi crimini, tra cui l’utilizzo di bambini soldato, stupri e genocidi.
QUATTRO BASI – I militari statunitensi sono arrivati nella Repubblica centrafricana per collaborare con le truppe africane, fornendo sostegno e mezzi per muoversi su un terreno così ostile come la giungla. Obiettivo, mettere le grinfie sul generale, ricercato anche dal Corte penale internazionale dell’Aja dal 2005. I berretti verdi lavorano in quattro diverse basi dislocate nell’area, dove il sanguinario esercito si smuove in piccoli gruppi, facendo irruzione e e terrorizzando gli abitanti dei villaggi. «Non saremo necessariamente sul campo, ma offriremo supporto logistico, nella speranza di risolvere questo problema», ha sottolineato Gregory, un 29enne texano membro del contingente statunitense.
Come avevamo anticipato, dietro l’ormai celeberrimo video StopKony2012, nel quale una Ong denunciava il “cattivo di turno”, che cattivo lo è veramente ma di certo non più di un premier cinese, c’era altro. Ed ecco oggi, fare capolino la motivazione reale. In Africa si svolge il Grande Gioco 2.0 , sono in ballo risorse strategiche. Gli Usa devono entrare nello scacchiere africano per “bloccare” l’espansionismo cinese, per farlo deve essere scovata una “causa umanitaria”, tipo Kossovo per intenderci. Ovviamente, il tutto deve sembrare “verosimile”, allora, si “appalta” ad una Ong un filmato denuncia e si utilizzano i social media per farlo circolare. I creduloni ci cascano, e arrivano i “nostri”. Gli americani inviano un centinaio di soldati nel centro dell’Africa Nera, pochi direte voi, si, ma lo stesso numero venne inviato in Vietnam da Kennedy (altro grande umanitarista), e poi, finì come finì.
Tanto, gli eventuali effetti “collaterali” della prossima guerra umanitaria a stelle e strisce, non saranno un problema americano, i probabili “profughi”, saranno un problema nostro. Come quelli, falsi, della guerra libica, e di quelle afghana e irachena.
Già, i media di distrazione di massa parlano di “sanguinario”, e questo sanguinario si sposta da un paese all’altro, quindi presto, gli Usa saranno “costretti” ad aumentare il contingente e a chiedere basi, altre basi ad altri paesi. E noi Italiani sappiamo bene che gli statunitensi, una volta costruite, le basi non le restituiscono più.