Panico a Bruxelles. L’uno due subito ieri, prima con le dimissioni del premier olandese imposte da Wilders e poi, con lo sfondamento di Le Pen 2.0 nelle elezioni francesi, ha lasciato il segno negli anonimi corridoi dei burocrati europei.
E infatti, subito è iniziata la solita nenia contro il pericolo “populista”, altro nome della Democrazia. Perché è la democrazia, il volere del popolo che essi temono.
Fare «attenzione» alla «minaccia populista» contraria ai valori a cui si richiamano la Commissione Ue e tutte le principali formazioni politiche europee. All’indomani dell’exploit del Fronte Nazionale di Marine Le Pen alle presidenziali francesi arriva il richiamo di Bruxelles attraverso le parole di Olivier Bailly, portavoce dell’esecutivo comunitario. Incalzato dalle domande dei giornalisti, Bailly ricorda la posizione più volte espressa dal presidente Josè Manuel Barroso in merito all’avanzata di movimenti estremisti populisti. «La crisi ha aumentato il disagio sociale creando terreno fertile per i partiti populisti» osserva il portavoce, ricordando la responsabilità comune che unisce tutti i leader europei davanti a questo fenomeno. Bruxelles, così come le principali formazioni politiche Ue, aggiunge Bailly, resta dell’opinione che per superare i grandi problemi di oggi «bisogna agire insieme: serve più Europa e non meno».
In Francia, per ovviare a questo fastidioso problema, quello della “volontà popolare” quando collide con la “volontà dell’élite”, hanno escogitato una legge elettorale così anti-democratica, da escludere da qualsiasi carica elettiva, un movimento anti-sistema con un consenso che è variato, negli anni, dal 10% al 20% dell’elettorato.
Significa, tenendo conto dell’ansensione e di coloro che nemmeno si registrano al voto che, metà popolazione francese non ha alcuna rappresentanza politica. Credo sia un record da fare invidia all’ancien régime degli Stati Generali.
Oggi in Europa e negli Usa, abbiamo un deficit di democrazia talmente grande, da poter considerare il nostro sistema non più, non dico una democrazia in senso stretto, le nostre non lo sono mai state, ma neanche una democrazia elettiva.
E sempre di più, le élites al potere, vivono il popolo come un “fastidio” e le elezioni come una “necessaria pantomima” verso la quale mostrano sempre più insofferenza.
Tutto quanto intorno a noi, dall’economia alle tutele sul lavora, dalla politica alla concentrazione di ricchezza sta, lentamente e inesorabilmente, scivolando verso l’800.
La Globalizzazione è l’arma che le élites usano contro il popolo, con la criminale complicità di Sindacati e mezzi di disinformazione di massa.