La fabbrica Fiat di Kragujevac ha iniziato la produzione nel 1953 con vetture Jeep, «un marchio che oggi fa parte della grande famiglia Fiat». Così Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, accanto al primo ministro di Belgrado Mirko Cvetkovic, all’inaugurazione dell’ impianto serbo dove è partita la produzione della 500L. Ricordando che l’anno successivo, nel 54, è iniziato il legame fra l’ex Jugoslavia e la Fiat; e oggi quel filo si riannoda ancora più stretto.
INVESTIMENTO DA 1 MILIARDO-La fabbrica è stata riprogettata secondo gli standard del «World Class Manufacturing» in vigore presso tutti i siti del gruppo Fiat-Chrysler. Un investimento che ha richiesto un 1 miliardo di euro per una capacità produttiva di 200 mila vetture l’anno, con 2.400 posti di lavori creati e altri 1.000 nell’indotto. «La 500L è un’auto chiave per il nostro futuro ed è anche un simbolo delle nostre ambizioni di sviluppo – ha spiegato Marchionne – infatti, porta con sè la straordinaria storia di successo della 500, ampliando ulteriormente la sua gamma di offerta». Inizierà ad essere commercializzata dal prossimo autunno e sarà esportata anche negli Usa. Il prezzo della versione di base partirà da 16 mila euro.
Come direbbe l’eurofanatico a Palazzo Chigi, “un nuovo grande successo dell’euro”.
Procede la de-industrializzazione del Paese, non solo, le multinazionali delocalizzano in Cina, dove lo schiavismo permette loro profitti ottocenteschi, ma per sfuggire all’abbraccio soffocante dell’euro, anche in paesi come la Serbia che hanno una propria moneta nazionale non sopravvalutata a strozzarne l’export.
Intanto, le piccole e medie imprese che non possono delocalizzare, chiudono, i loro dipendenti vanno a lavorare, se fortunati, come cinquantenni precari da McDonald’s, e i gli imprenditori si uccidono. Un grande successo dell’euro.
Ma dirlo, non è “economicamente educato”. Infatti i Sindacati, ormai una succursale della Caritas, tacciono. E l’Italia muore.
