Marò rapiti: 56° giorno

Cinquantasei giorni, per avere la “comprensione del G8”.

Il caso dei marò italiani trattenuti in India è arrivato al G8 di Washington. A parlarne il ministro degli Esteri Giulio Terzi che tra i colleghi ha raccolto «una piena comprensione e condivisione dei principi che l’Italia afferma in maniera inequivocabile in questa vicenda». Il titolare della Farnesina ha sollevato la questione della pirateria «nei suoi aspetti generali per quello che rappresenta il fenomeno come rischio crescente per la navigazione e in particolare per quelle che sono le preoccupazione del governo italiano sul piano dell’interpretazione della giurisdizione che viene data in particolare nel caso dell’India in modo non corretto per il rispetto dell’appartenenza alla sovranità del Paese di bandiera delle navi che transitano in alto mare ossia al di fuori delle acque internazionali»[nbnote ]http://www.corriere.it/cronache/12_aprile_11/maro-terzi-g8-piena-condivisione_33f80b38-840b-11e1-8bd9-25a08dbe0046.shtml[/nbnote]

Non c’è che dire, un “grandissimo” risultato: e chissenefrega, non lo vogliamo dire, a questi incapaci al Governo?
E soprattutto, possibile che i giornalisti siano così “a libro paga”, da scrivere certi articoli nei quali spacciano una non-notizia, per un grande successo e senza essere in grado di muovere una critica? Anche lieve, ci accontenteremmo di un semi-ragionamento.
Intanto, da cinquantasei giorni due Italiani sono tenuti prigionieri in India. La risposta del nostro governo è, ed è stata, “moscia”. Troppo moscia.
Nessuna ritorsione economica davanti ad una palese violazione del diritto internazionale, gli aiuti della cooperazione continuano a fluire verso l’India, come se nulla fosse.
Continuano ad essere garantiti gli aiuti alle Ong italiane che operano in quel paese non più amico, non si attua una temporanea chiusura dei flussi turistici in uscita e il rimpatrio degli immigrati indiani. Tutte queste, sarebbero un’arma di pressione notevole, il problema è avere la volontà e la “forza” politica di minacciarle. Questa forza e questa volontà, non possiamo chiederle ad un governo di “tecnici cagoja”.

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