E’ ancora successo. E’ stranamente andato in fiamme l’insediamento rom di via Sacile a Milano, all’alba di ieri. Nel silenzio generale. Come nel caso del recente incendio del campo del Parco della Marinella a Napoli, anch’esso valutato “accidentale” (malgrado fosse avvenuto a poca distanza da una manifestazione organizzata dal Pdl contro di esso). Come se fosse normalmente “accettato” che i campi rom vadano a fuoco in questo Paese. Una strana catena di fatti: campagna popolare contro i cosiddetti “nomadi”, interventi repressivi, incendi… Spesso perché al suo posto è previsto il prolungamento di una strada o una rete fognaria, l’imposizione delle leggi del mercato con la forza contro il suo “anello debole”? I circa 300 abitanti di via Salice si erano insediati in queste condizioni inaccettabili, senza acqua né luce, non per scelta, ma perché spostati e “sgomberati”, alcuni più di 5 volte, dalla Giunta precedente; che in 5 anni ha effettuato circa 450 sgomberi a Milano. La precarietà abitativa dei rom è il prodotto di sgomberi ripetuti, senza alcun piano di azione. Le associazioni milanesi della Federazione Rom e Sinti chiedono al Comune un progetto e una soluzione abitativa duratura, come spiega Dijana Pavlovic, attrice e mediatrice culturale rom.[nbnote ]http://diversamente.comunita.unita.it/2012/04/05/sgomberi-forzati-e-strani-roghi/[/nbnote]
Chissà se all’Unità, quello che una volta era il “quotidiano dei lavoratori”, ragionano prima di scrivere, oppure lo fanno sotto dettato di una entità astratta e autolesionista che prende forma nelle loro menti, e alle quali hanno ormai sacrificato ogni neurone?
Come si può essere così sciocchi, da definire, i primi degli sfruttatori, come “anello debole”? Come si può, scrivere un tale stupido peana, per una (non)cultura che ha nel rovescio di tutto ciò che noi consideriamo giusto, la propria struttura portante?
E’ ora che questi pennivendoli da quattro soldi, spesso gettati come avanzi verso di loro da Zio Soros, rispondano delle sciocchezze che scrivono.
Si meravigliano se i Campi Nomadi vanno a fuoco, quando chiunque, tranne loro, sa che sono dediti al recupero dei metalli, operazione durante la quale fiamme e fumi tossici invadono i quartieri che occupano. Si scandalizzano, se i i cittadini pretendono un sistema fognario, perché secondo loro, evidentemente, tutti dovremmo vivere alla maniera “zingara”. Come accattoni.
Anzi, nel caso degli Zingari, come sfruttatori e predoni del lavoro altrui.
Come è possibile, leggere tante puttanate inesattezze, in uno spazio tanto breve, dovrebbe essere materia di studio psichiatrico: i Rom vogliono, chiedono, pretendono. Ma cosa vogliono, chiedono e pretendono? Che diritto hanno di chiedere, volere e pretendere? Chi ha chiesto loro, di venire qui, a casa nostra?
Non noi. E sia chiaro: non hanno alcun diritto di stare qui. Figurarsi, di avere quelle case che i nostri giovani e anziani non hanno.
Case, che spesso i Comuni xenofili come quello di Milano regalano loro, insieme a corrente e acqua gratuita. Questo, non ostante le stolte e pelose lamentele di associazioni bizzarre dai nomi ridicoli come “Federazione dei Rom e Sinti”, e di autoproclamatesi attrici che “mediano culturalmente”.
C’è un solo posto, dove gli Zingari possono, e sono liberi di andare. Fuori dall’Italia.
E l’Unità, torni ad occuparsi, magari anche male, dei lavoratori italiani. Fingano almeno di averne a cuore il futuro, perché i primi a risentire del degrado portato nelle città dagli Zingari, sono proprio gli abitanti dei quartieri popolari, non i redattori chic e incipriati dell’Unità. Sono i poveri e la classe media ad essere spremuti e a vedere le loro tasse sprecate in servizi ai Rom. I lavoratori a dover competere con loro, per i servizi dello Stato Sociale.
Se tengono tanto alla “cultura nomade”, escano dalla loro redazione, prendano casa accanto ai loro amati Zingari. Poi, vediamo, cosa scriveranno.
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