E se le immigrate fossero
più emancipate delle italiane?Più facile che debolezza e tradizionalismo restino in mano a chi non ha provato l’esperienza del rischio e lo strappo affettivo del viaggio di Federico Fubini[nbnote ]http://27esimaora.corriere.it/articolo/e-se-le-immigrate-fosseropiu-emancipate-delle-italiane/[/nbnote]
Delle volte, la xenofilia arriva a livelli tali di spericolatezza, che oltrapassa il limite del ridicolo. E’ il caso del post del quale riportiamo un estratto.
Il problema, è cosa si intende per “emancipate”. E’ ovvio che se il concetto è utilizzato per intendere “più disponibili”, senza scrupoli nel ricorrere alle pratiche abortive, pronte a prostituirsi e al matrimonio di interesse, non possiamo che convenire con il “giornalista” del Corrierino.
Escluse le immigrate islamiche per ovvie ragioni, è lapalissiana la “maggior emancipazione” di Africane, Sudamericane, Thailandesi ed Esteuropee.
Il tarlo mentale che da troppi anni corrode la materia grigia degli xenofili, ne ha oramai intaccata la capacità minima necessaria per “pensare”. Non si spiegherebbero altrimenti, simili articoli privi di senso.
Come ogni aspetto della vita umana, come ogni sentimento e comportamento, anche l’emancipazione non sfugge ad una sua “giusta misura”, oltre la quale e prima della quale, si è in presenza di qualcosa di negativo.
Tutti comprendono come sia orrenda e retriva la mancanza di emancipazione che impone il Burka alle donne islamiche, ma all’estremo opposto, anche l’eccessiva emancipazione delle baldracche cubane lungo i viali dell’Havana è “orrenda”. Nel mezzo, c’è tutto un mondo fatto di donne “emancipate il giusto”, che il giornalista del Corrierino probabilmente non ama perché rendono la società non abbastanza entropica, come lui e i suoi padroni vorrebbero.
E’ l’entropizzazione della società, alla quale puntano il Potere e i loro servizievoli pennivendoli che popolano le redazioni di giornali e tv. Per giungervi hanno bisogno dell’immigrazione, dell’omosessualismo, della frammentazione sociale e di una sorta di post-femminismo che separi Maschio e Femmina, danneggiando entrambi.
Una parola sul concetto di “debolezza” che il giornalistà dà, della “femminilità”: la “debolezza” è ciò che rende una donna il dono dell’infinito. E non è neanche “debolezza”, ma una “forza differente”, diversa da quella maschile. Più intima, meno ostentata.
[nbnote print=”true”]
Bravi, Entropia è la parola adatta per il male odierno, lo dico spesso anche io.
E l’Entropia troverà sempre contro di lei eroi pronti a risvegliare il Fuoco Ancestrale dell’Epica e della Gloria! Forza, Passione e Onore amici!