SKOPJE – In Macedonia si intensificano gli incidenti a sfondo interetnico fra i rappresentanti delle comunita’ macedone e albanese, e le autorita’ sono intervenute con appelli alla calma per evitare ulteriori aumenti della tensione. Nel paese ex jugoslavo il 25% dei poco piu’ di 2 milioni di abitanti e’ di etnia albanese, e la convivenza con la maggioranza macedone – dopo un vero e proprio conflitto armato nel 2001 – e’ segnata da periodici aumenti di tensione. (ANSA).
C’era una volta, uno stato multietnico dove le innumerevoli etnie, vivevano in pace ed armonia.
Ovviamente è una storia inventata. Uno Stato del genere non è mai esistitio, e non esisterà nel futuro se, Dio non voglia, insisteremo nell’esperimento perverso dell’immigrazione.
Il non-plus-ultra degli stati multietnici, era la Yugoslavia. Non solo era divisa in repubbliche-comunità (Serbia, Croazia, Macedonia, Slovenia, Montenegro, Bosnia), ma le stesse “repubbliche” dalle quali era composta, erano a loro volta “multietniche” (in Serbia c’era il Kosovo albanesizzato e la Vojvodina), ovvero avevano al loro interno altre minoranze. Un vero e proprio mosaico. La ricetta impazzita di un progetto mal riuscito.
Una di queste repubbliche era, oggi è indipendente, la Macedonia.
Come si evince dalla notizia in alto, finché uno Stato non è “etnicamente omogeneo”, non c’è “pace”. Le spinte centrifughe e gli scontri inter-etnici proseguono fino alla totale frammentazione. Una società frammentata, non può che portare, a lungo termine, alla dissoluzione dell’architettura politica che la sottende. E le società multietniche sono l’esemplificazione stessa, della frammentazione.
E qui, veniamo a noi. Per quale assurdo e criminale motivo, le Nazioni etnicamente omogenee dell’Europa occidentale, abbiano intrapreso l’esperimento faustiano dell’immigrazione e quindi della dis-articolazione delle proprie società, sfugge ad ogni ragionamento logico.
Non si comprende perché, si voglia trasformare l’Europa in una “Grande Yugoslavia”, perché questa è la strada che stiamo percorrendo. In tutte le cose, si usa sempre un principio di precauzione: se la qualità di un prodotto è dubbia, lo si evita. Questo non accade con la “società multietnica”, non ostante gli innumerevoli “esperimenti in vivo” ai quali abbiamo assistito.
In dubis abstine, dicevano i Latini. In dubbio astieniti.
Qui, non solo non ci asteniamo, ma corriamo a passi folli verso la distruzione totale, disconoscendo il fatto che la “pacificazione” dell’Europa occidentale degli ultimi decenni, è, in sostanza, il risultato della omogeneità interna ai vari paesi. Omogeneità, che è il “bel fiore” concimato dal Sangue di milioni di morti, frutto di guerre orribili.
L’Europa è già stata, una “Grande Yugoslavia”. E i Popoli si sono scannati tra loro per ottenere, ognuno, il proprio paese dove esprimere ciò che sono.
Oggi, tutto questo, lo stiamo perdendo. E si sente già, nell’ombra della sera, l’odore acre di nuovo sangue.
L’esito finale infatti non sarà altro che una Europa iugoslavizzata, con tutte le sue guerre civili e i vari orrori.
Ma l’Europa è troppo grande e importante, gli stranieri, non parli dei “migranti” ma quelli che li hanno spediti qui, non rimarranno con le mani in mano. Essi, ben lungi dalle nostra paranoie pacifiste, sfrutteranno quanto abbia insegnato sulle guerre “umanitarie”, per salvare i loro connazionali, e quindi alla guerra civile tra etnie e nazioni (come ai vecchi tempi si direbbe, solo che avrà il sapore sempre più letale delle guerre civili, quando gli odi son inestinguibili e il nemico ce l’hai in casa a ambisce a quella che tu chiami casa e viceversa perché anche loro dopo generazioni chiameranno casa la nostra terra purtroppo) si aggiungerà l’aggressione esterna.