No Tav

Un altro clamoroso esempio della oramai falsa e strumentale dicotomia destra-sinistra, è la vicenda della Tav in Val di Susa: attenzione, non parliamo della Tav in generale, ma del troncone che si vuole imporre in quella determinata zona, ad una popolazione che si oppone.
Il vero scontro è ormai tra Identitari e Progressisti: i primi mettono al centro l’uomo e la sua essenza biologico-culturale, i secondi il culto del Progresso in una visione cristologica di “salvezza”. Lo scontro è tra Territorialisti e Cosmopoliti: per i primi, il luogo natio, la terra dei padri, è sacro; per i secondi è solo un luogo geografico come un altro.
E allora è ovvio che Berlusconi e Bersani siano alleati nel volere sventrare una valle in nome di un presunto vantaggio economico e produttivo. Ed è altrettanto ovvio che noi, noi che consideriamo il denaro non, un valore in sé, ma solo un mezzo, non possiamo che opporci allo stupro del territorio. Perché oggi lo stupro è in Val di Susa, ma ieri era lungo le coste del Sud in nome di una industrializzazione farlocca, era nelle campagne romane per la gioia dei palazzinari ansanti cemento e “roba”, e domani magari, sarà nei luoghi che amiamo e nei quali viviamo.
Il nostro nemico è il degrado: ambientale, umano, morale. Non si combatte l’uno, senza opporsi all’altro. Chi è per la cementificazione e dell’asservimento ambientale al progresso, è nostro nemico. Chi è per l’immigrazione e la disgregazione biologico-culturalre della nostra società, è nostro nemico. Chi è per l’aborto, la relativizzazione del matrimonio e dell’Amore è nostro nemico.
Quel contadino caduto da un traliccio, era lì per amore verso la propria terra. E noi non possiamo non essere, con chi ama la propria terra.
In questa società confusa, c’è chi si oppone alla Tav in Val di Susa solo per motivi “politici”, come i Centri Sociali et similia che in nome della relativizzazione e internazionalizzazione dovrebbero essere a favore, e chi, l’appoggia solo per motivi politici, come la Lega che invece dovrebbe essere in prima linea per una lotta che è, profondamente è, in nome delle “radici” territoriali.
Per questo la dicotomia destra-sinistra è sepolta sotto la retorica di parole vuote: oggi lo scontro è tra chi ama la propria terra, e vuole difenderla da tutti i nemici che la minacciano, nessuno escluso. E chi, invece, è “cosmopolita”.
Poi, ci sono quelli che fingono di essere l’uno, e sono l’altro.

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