Islam: una religione immorale

L’Islam è visto come una religione oppressiva e totalitaria, e lo è, ma non tutti conoscono l’altro aspetto, quello complementare al primo: ovvero la “codificazione del vizio” in regole e punizioni.
L’Islam è, essenzialmente, la religione degli ipocriti. E’ in molti sensi un “Cristianesimo pessimista e nichilista” che non ha fede nell’Uomo e quindi tenta, attraverso ferree regole, di instradarne il “male” in un alveo più o meno istituzionale che ne limiti i danni. L’Islam è una sorta di “metadone” religioso. Non vuole aiutare l’Uomo a migliorarsi, ad essere il sé migliore, si limita a “regolarne” i comportamenti negativi. In un certo senso, l’eresia maomettana è meno “ambiziosa” del Cristianesimo riguardo alla morale.
Mentre il Cristianesimo, e tutta la cultura occidentale pre-moderna, è un continuo cercare di innalzare l’Uomo al bene, l’Islam ne codifica i vizi e ne “istituzionalizza” le perversioni in una sorta di “formale salvaguardia” dell’apparenza.
Il male esiste ovunque. Ovunque esistono le sue manifestazioni e i soprusi.
Ovunque vi sono comportamenti immorali: in Occidente e nel resto del mondo. E’ però l’incidenza a cambiare, e la quantità conta.
Non è quindi un caso dove l’Islam è nato e dove si è radicato. Se guardiamo alla distribuzione storica di questa religione, possiamo notare una sostanziale sovrapposizione con abitudini e stili di vita moralmente discutibili (ovviamente per il metro europeo).
L’Islam non è altro che la “codificazione” e “istituzionalizzazione” di questi comportamenti, non ne è l’origine. Al di là della vulgata generale, l’Islamismo non è solo un coperchio “oppressivo”, ma un coperchio che nasconde l’immoralità di molte società, dietro la parvenza di leggi morali.

La biologia precede la religione, la religione si insedia e si propaga, come tutte le idee, in un terreno antropologico adatto. La poligamia ad esempio, era una pratica pre-esistente all’Islam che Maometto e il Corano hanno solo registrato e “governato”.
Altre pratiche moralmente discutibili sono molto diffuse e non condannate, ma anzi codificate, nel mondo islamico. A differenza del Cristianesimo e della cultura occidentale che condannano la prostituzione come “sfruttamento della donna”[nbnote ] ( altra cosa sono le legislazioni dei paesi; la condanna non necessariamente deve essere “legale”, possono esistere forme legali di prostituzione, ma viste come immorali dall’opinione pubblica) [/nbnote], nei paesi mussulmani la prostituzione è regolata dal Corano e non è condannata dall’Islam. Leggiamo con divertimento, cosa scrive un leguleio islamico per, arrampicandosi sugli specchi scivolosi della dialettica, negare il mero formalismo della sua religione nel regolare i comportamenti umani:

Prima dell’avvento dell’Islam, la prostituzione e le relazioni illegittime erano naturali e cosa corrente. Le case di prostituzione erano aperte al pubblico. Il Profeta (che la pace sia su di Lui), allo scopo di riformare il pensiero, i costumi e gli usi delle genti e al fine di impedire la dissoluzione sessuale e l’adulterio, ha autorizzato il matrimonio temporaneo, ed è grazie a questa legge che egli ha guidato gli istinti sessuali verso la buona strada.
Un araldo, proclamava in nome del Profeta:
“O genti, il Profeta vi autorizza al matrimonio temporaneo. Utilizzate dunque sani mezzi per soddisfare i vostri istinti sessuali al posto di lanciarvi nella dissolutezza sessuale e nell’adulterio”.
Secondo questa legge, l’uomo e la donna, senza doversi sottomettere a un impegno permanente, al matrimonio perpetuo, possono concludere legami coniugali provvisori e rispettare la coniugalità fino al termine dell’accordo. Sebbene questo genere di matrimonio non abbia gli eredi, e che l’uomo non debba assicurare la sussistenza in nutrimenti, vestiario e alloggio della donna, la maggior parte dei regolamenti del matrimonio perpetuo devono essere rispettati.
Una donna che si lega con un uomo viene realmente considerata come sua sposa. I regolamenti del matrimonio lo concernono ed ella gode di alcuni diritti. Il Corano dice:
“Le donne che prendete in matrimonio temporaneo, ricompensatele con compensi onorevoli” (Corano, 4:28)
Ciò che fa la differenza, tra il matrimonio perpetuo e temporaneo è dunque praticamente la durata.

Insomma, visto che l’Islam condanna il sesso fuori dal matrimonio, e condanna la prostituzione, allora cosa si è inventato, quel fantasioso guardiano di cammelli arabo? Il matrimonio temporaneo. Vuoi andare con una prostituta? Devi sposarla per un’ora.
Il matrimonio temporaneo nella Sharia non ha limiti inferiori di tempo, può durare anche pochi minuti, dipende dalla prestanza fisica del maomettano in questione.
In questo modo, viene salvato il formalismo, mettendo da parte la sostanza vera della cosa. E questo, è solo uno dei tanti esempi possibili.
Quindi, se c’è una religione ipocrita e falsamente moralista, basata solo sulle apparenze e non, sull’essenza vera della morale, questa è l’eresia islamica.
Una religione vuota di morale e piena di codicilli.

[nbnote print=”true”]

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *