”Il voto favorevole del Parlamento europeo all’accordo su agricoltura e pesca con il Marocco e’ l’ennesima aggressione all’economia italiana, meridionale e siciliana in particolare, compiuta dalle massime istituzioni comunitarie”. E’ quanto afferma in una nota il deputato del Pdl, Alessandro Pagano, componente della commissione Finanze della Camera.
”La liberalizzazione dei prodotti marocchini prevista dall’accordo – prosegue – contribuira’ ad alimentare oltre ogni limite la piaga della concorrenza sleale, specie nei confronti dell’agricoltura siciliana. Come potranno, infatti, le imprese siciliane reggere la concorrenza del Marocco se nel Paese maghrebino il costo del lavoro e le norme fito-sanitarie vigenti sono ben al di sotto degli standard europei?”.
”Le perdite stimate per i nostri produttori – puntualizza il parlamentare del Pdl – si attestano su cifre da capogiro dell’ordine di ben 200 milioni di euro, per cui e’ del tutto legittimo interrogarsi, a questo punto, sul ruolo dell’Italia in Europa viste le ingerenze negli affari interni ed economici del Paese e le dure penalizzazioni negli scambi commerciali. Cosi’ stando le cose – conclude – ci riserviamo di agire nelle opportune sedi politiche e istituzionali, sia comunitarie che nazionali, al fine di ottenere, se non un’abrogazione integrale del provvedimento, quantomeno l’adozione di misure che limitino i danni alla nostra economia”.[nbnote ]http://www.liberoquotidiano.it/news/938397/Agricoltura-Pagano-Pdl-accordo-Ue-Marocco-aggressione-economia-Paese.html[/nbnote]
L’ennesima dimostrazione dell’inutilità, anzi, della dannosità dell’Unione Europea per il nostro Paese e non solo. Le élites eurocratiche vogliono distruggere il tessuto socioeconomico delle nazioni europee, per colonizzare le nostre terre con quelli che loro considerano “cittadini modello”: automi nordafricani, africani e asiatici da blandire come gli Imperatori blandivano gli schiavi contro i loro concittadini.
I Sindacati? non pervenuti. Sbraitano per difendere l’art.18, e non fanno nulla, per impedire la totale apertuta del mercato italiano alle merci provenienti da tutto il mondo: come credono di poter mantenere un livello adeguato di dignità lavorativa, mettendo in diretta concorrenza i nostri giovani, con Cinesi e Marocchini? Come pensano di poter frenare la disoccupazione galoppante, se le nostre aziende dovranno decidere tra rimanere in Italia e “fuggire” in Marocco dove non c’è, non solo l’art.18, ma nemmeno il rispetto per la dignità umana o la minima legge ambientale.
Il risultato sarà il seguente, avremo più imprese che se ne vanno, e quelle che non saranno in grado di farlo per motivi intrinsechi, ricorreranno alla manodopera di immigrati sottopagati per reggere alla concorrenza estera. E avremo così prodotti sempre più scadenti, figli di un mercato del lavoro sempre più degradato. Avremo frutta e verdure inquinate provenienti dall’Africa, come oggi abbiamo giocattoli cancerogeni dalla Cina.
Un’analisi della Globalizzazione
L’obiettivo delle élites globali, dei grandi trust finanziari; è sempre stato, quello di tenere il costo del lavoro al livello più basso possibile. La cosiddetta lotta di classe, altro non era che la dialettica tra esigenze dei lavoratori e dei trust(grandi agglomerati finanziari, non certo piccole e medie imprese). All’inizio degli anni ’80 si era giunti ad un punto di equilibrio, un punto di equilibrio oltre il quale, le grandi multinazionali non potevano comprimere il costo della manodopera nel mondo occidentale. E’ così, per questo motivo, che è stato dato il via all’esperimento in vivo della Globalizzazione. Non potendo comprimere i costi in casa, i trust hanno scelto la strada dell’aggiramento: produrre nel terzo mondo, riuscendo, sia a comprimere i costi, sia ad indebolire la capacità contrattuale dei lavoratori europei e americani ormai in diretta concorrenza con quelli dei paesi poveri.
Questo scopo è stato perseguito utilizzando un’arma originale, con la quale “le élites” sono riuscite a ricattare le proprie società: l’antirazzismo”.
E’ grazie a questa nuova forma di sottile propaganda mediatico-politica, che le multinazionali sono riuscite a disarmare l’opposizione alla Globalizzazione e all’immigrazione che, doveva venire dai settori del “lavoro”.
Una strategia di grande finezza, che ha sfruttato le debolezze della sinistra internazionale, e quindi del Sindacato, nei confronti dell’antirazzismo e dell’egalitarismo buonista. Non si spiegherebbe altrimenti, la totale inazione dei sindacati davanti allo smembramento dello Stato Sociale causato dall’apertura dei mercati. Non si spiegherebbe altrimenti, il mutamento del “socialismo occidentale” da “protettore dei lavoratori” a “maggiordomo delle multinazionali”.
Il grande capitale è riuscito nel delitto perfetto. E’ riuscito ad imporre un costo della manodopera di stampo ottocentesco, immobilizzando la propria controparte contrattuale, con lo specchietto dell’internazionalismo e dell’uguaglianza. Spostando la “lotta di classe”, dall’Occidente, al terreno più congeniale del Terzo Mondo.
Per le grandi industrie e i mega-ricchi, è come se fosse tornata l’età dell’oro.
Producono “nell’Ottocento” e vendono nel ventunesimo secolo.
Ma questo sistema di produzione-consumo asimmetrico, è all’origine degli squilibri ontologici della Globalizzazione e il germe in nuce, della propria fine.
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