Vite parallele: Islanda e Grecia

Mentre gli eurofanatici assistono, sempre più attoniti, all’inabissamento del loro sogno distopico tra i flutti omerici dell’Egeo, dall’altra parte del continente, in un altro mare, l’oceano teatro delle saghe nordiche, sta avvenendo qualcosa di “strano”.
Strano ovviamente per chi, da sempre, è ossessionato con la moneta unica e ha fatto di questa ossessione, un’idolatria. Non per noi, convinti della necessità di avere un’indipendenza monetaria.
Accade che l’Islanda, piegata all’inizio della Grande Crisi da un pauroso shock economico, fatto di un debito oltre il sostenibile, di banche fallite perché divenute enormi “hedge funds” e di una bolla immobiliare crollata su stessa, accade dicevamo, che quest’isola in mezzo all’Atlantico si sta riprendendo.

Comparazione tra Pil di Grecia e Islanda

E si è ripresa attraverso politiche esattamente opposte a quelle che la Ue impone e sta imponendo oggi, alla Grecia in primis e agli altri paesi dell’Eurozona. Nostro compreso.
Si sta risollevando mettendo in pratica proprio quelle azioni che i vari eurofanatici della nostra stampa e dei governi europei, vedono come “anatema”.
Cosa ha fatto esattamente, l’Islanda, di così “eterodosso” dal punto di vista della politica economica? Prima di tutto, ha rinnegato l’esposizione debitoria accumulata dalle proprie banche e che aveva reso il debito pubblico “non sostenibile”, in sostanza quel “default” che oggi si vuole impedire alla Grecia(i politici avevano deciso altrimenti, fu un referendum a ribaltare la decisione); poi, ha instaurato un temporaneo controllo sul flusso dei capitali.
Risultato, dopo tre anni, nei marosi dei continui declassamenti dei vari paesi, l’Islanda è l’unico stato a vedere il proprio debito, non declassato ma “riclassificato”.[nbnote ]http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100015053/icelands-viking-victory/[/nbnote]
E cosa distingue, ancora, la Grecia dall’Islanda? La prima ha l’Euro, la seconda una propria moneta la Krona. Ed è stata la sovranità monetaria il pilastro fondamentale della ripresa: ha agito come ammortizzatore, impedendo, attraverso la svalutazione, l’avvitamento dell’economia in una spirale depressiva. Quella spirale, che oggi sta ingoiando la Grecia, e il futuro dell’Eurozona.
Per il 2013, Fitch prevede una disoccupazione vicina al 6% in Islanda e prossima al 25% in Grecia: in quel 19% di differenza, c’è tutto il significato atroce dell’Euro.
Rien ne va plus, il gioco è finito. E nessuno si è divertito.

[nbnote print=”true”]

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *