«I senzatetto che s’accampano e dormono sotto i portici del Teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città». Questo il testo scritto dall’etoile Bolle sabato sera. Quanto basta per innescare un fiume di precisazioni, reazioni e polemiche feroci, tanto da indurre Bolle a cancellare il suo tweet.
Possibile nessuno abbia il coraggio delle proprie parole e ci sia una tale mancanza di amor proprio, da indurre a ritirare le proprie idee, al minimo starnazzamento dei soliti struzzi che, “non-vedono-non-sentono-non-parlano”?
Abbiate il coraggio delle vostre dichiarazioni, non vi rintanate, sempre, nella comoda melassa politically correct che sta asfissiando le società occidentali.
Chi può negare il degrado di Napoli, se non delle teste vuote con a capo lo xenofilo DeMagistris?
Ovviamente quello degli accampamenti di immigrati nelle nostre città, è un problema non solo di Napoli, ed è un problema davanti al quale i “progressisti” e i “buonisti” volgono lo sguardo, perché è la dimostrazione “fisica” di dove finiscono gli immigrati che loro, fanno entrare in Italia.
Volgono lo sguardo perché, al di là delle belle parole e dello scandalo che ululano quotidianamente, se ne sbattono. Non aprono le loro case ai senzatetto, non ospitano l’immigrato nelle loro belle stanze. No, denunciano, ma a parole.
Prima dell’ondata migratoria, il fenomeno dei senzatetto era limitato ad una fascia marginale della società italiana, oggi è un allarme. Le città pullulano di baraccopoli: vogliamo le favelas come il multirazziale Brasile?
Un Paese degno della nostra Storia, primo, deve aiutare i suoi cittadini sfortunati e toglierli dalle strade dando loro “una vita” e non, come fanno i “buoni samaritani” la carità e una coperta. Secondo, deve rispedire nei paesi di provenienza, gli immigrati che vivono in Italia di espedienti.
Questo ci differenzia dagli squallidi individui di Sant’Egidio che oggi, celebravano il “giorno del senzatetto”: noi non vogliamo emarginati e disperati, loro ne hanno bisogno per sentirsi “buoni”. Noi vogliamo dare loro l’opportunità di “vivere”, loro vogliono aiutarli a “sopravvivere” perché senza gli emarginati, non avrebbero ragione d’esistere.
E allora sorge il dubbio che è più una certezza: i “buonisti”, i Riccardi e i “progressisti” hanno voluto più immigrati, perché la società italiana non dava loro, abbastanza “poveri” per dimostrare la loro “pelosa bontà”.
Non c’erano abbastanza senzatetto, li hanno importati. E non vogliono se ne parli.
