Il razzismo “inconscio” degli antirazzisti

Un manifesto pubblicitario: da una parte un mostriciattolo, dall’altra una bella ragazza, per dimostrare come andare in palestra renda “belli”. Niente identifica i due personaggi, tranne la dicotomia estetica, ma qualcuno, qualcuno profondamente ossessionato, giornalisti compresi, grida al “razzismo”.[nbnote ]http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/2-febbraio-2012/immigrato-brutto-non-fa-palestra-polemica-pubblicita-palladio-1903117344328.shtml[/nbnote]
Quanto sono razzisti gli “anti-razzisti”. Lo sono talmente tanto, da vedere ovunque il razzismo.
Lo sono talmente tanto, da identificare il “brutto” con l’immigrato, da considerare l’immagine di un individuo mal vestito, dal volto bruciacchiato e lo sguardo vagamente psicotico, indiscutibilmente, come il volto di un immigrato. Senza pensarci due volte.
Questo, signori miei, in psicologia evoluzionista è proprio il metodo attraverso il quale, si arriva a comprendere ciò che un individuo realmente pensa, al di là di quello che dice di pensare. Siamo davanti a personalità veramente dissociate: dicono una cosa, ma in realtà pensano l’opposto. Sono razzisti. Più razzisti di noi.
L’antirazzismo ostentato, altro non è, che un tentativo maldestro di mascherare la propria natura repressa. Il tentativo di ricacciare nel profondo, i pensieri che gridano dalla propria natura ancestrale.
Gli antirazzisti sono, in definitiva, dei razzisti che temono se stessi, che temono di affrontare la realtà di ciò che pensano. Temono, di guardare in faccia la propria natura.

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