Nei giorni scorsi abbiamo commentato la tragedia della Costa Concordia come essenza della moderna ricerca del massimo profitto.
Ovviamente, come sempre, le animebelle e gli antirazzisti in tenuta da solotto si sono scatenati. Bene, il giorno che si troveranno d’accordo con noi, inizieremo a preoccuparci.
Ci dovrebbero spiegare, questi pappagalli del Sistema, questi rivoluzionari da faubourg Saint-Germain, se è socialmente coerente essere a parole, contro il Capitalismo, e non essere poi contro l’assunzione di personale sottopagato del terzo mondo, sulle navi da crociera. Ci dovrebbero spiegare, questi amanti della diversità, se secondo loro lo sgombero di una nave in affondamento, non è intralciato dall’incomprensione linguistica di indivuidui provenienti da mezzo mondo. Davvero credono che un equipaggio che parla lingue diverse, riesca ad avere la stessa prontezza di uno omogeneo che parla la medesima lingua? Lo raccontino ai frequentatori cerebrolesi dei Centri Sociali.
E il fatto che la sciagura sia, come subito apparso, colpa del Capitano, dimostra solamente che i “cigni neri” esistono. Le “crisi impreviste” accadono.
Per questo, si deve essere pronti a farvi fronte nel modo migliore. Per questo, si deve evitare che la società nel suo complesso si degradi e si frammenti in minuscoli universi separati e incomunicanti tra loro.
E’ lo stesso modello economico sociale che dobbiamo mettere in discussione: una nave enorme come la Costa Concordia, che è una immane concentrazione del rischio, è l’esemplificazione della sempre maggiore complessità insita nella nostra società. Il rischio è sempre più concentrato.
Un singolo errore, può comportare la caduta di un intero sistema.
La Concordia è quello che la Globalizzazione è in ambito sociale: un organismo socio-economico iperconnesso, tremendamente rischioso e prono a crisi sempre più grandi.
Le folli manovre dei Banchieri di Wall Street, sono l’equivalente del comportamento di Schettino: manovre che possono andare bene per anni, ma alla fine uno scoglio c’è sempre. E più il sistema è complesso, più l’errore viene pagato caro.
In una società connessa come quella moderna, il crollo di Lehman ha precipitato il mondo in una crisi dalla quale non siamo ancora usciti e dalla quale non usciremo mai.
Questo dramma del mare ha rappresentato la trasposizione di ciò che siamo come società globale: un bestione di enormi proporzioni guidato da individui che parlano lingue diverse e vogliono andare in direzioni differenti. Un bestione che pare, all’esterno, imponente e indistruttibile, ma proprio per questo, per questa sua complessità intrinseca, più fragile. Siamo come un’equazione che giace senza soluzioni su un foglio bianco, e davanti ci sono li scogli.
C’è altro fondamentale insegnamento che ci viene da questa drammatica vicenda, quando gli esperti e chi comanda vi dicono che tutto va bene, che ve lo dica il Capitano di una nave in mezzo al mare o il Premeier di un paese dell’Euro: allora è il momento di scappare. E prima inizi a correre, meglio è.