Come svegliato dall’incantesimo nel quale era precipitato:
Di Pietro quindi, attacca la Corte Costituzionale, “arrivata addirittura al punto di impedire al popolo italiano di scegliere quale legge elettorale vuole. La scelta sul secondo quesito non ha nulla di giuridico o costituzionale ma solo politico e di piacere al Capo dello Stato e alle forze politiche di una maggioranza trasversale e inciucista”
Ci domandiamo dove fosse, “la bella addormentata”, quando la Consulta giudicava incostituzionale il sacrosanto “reato di clandestinità”, e ci chiediamo dove fosse quando i suoi amichetti magistrati ne impedivano l’applicazione.
La Corte Costituzionale, non è che un organo oligarchico antidemocratico: ma lo è sempre. Non lo diventa, solo quando decide in contrasto con i propri desideri.
In una vera democrazia, e la nostra non lo è, la Consulta non dovrebbe esistere, perché non dovrebbe esserci nessun organo a protezione dello status-quo. Nessun organo tra il Popolo e la legge.
Se il popolo fosse veramente il “Sovrano”, non dovrebbe esserci un “Consiglio dei Guardiani” in stile Khomeinista a limitarne, e spesso rovesciarne, la volontà.
E’ quindi piuttosto inutile e stravagante, fare, come fa DiPietro, gli scandalizzati per una singola decisione: lo “scandalo” è l’esistenza stessa della Consulta, non le sue decisioni.
Lo scandalo, è che quindici vegliardi in costume e parrucca decidano se il popolo possa o meno decidere del proprio destino. Lo scandalo, è che quindici relitti dell’ancien règime, nominati in gran parte da magistrati e Colle, abbiano la facoltà di respingere la volontà popolare.
E allora, la battaglia è abbattere la Corte Costituzionale. E non, fare le bizze per una sua singola decisione.
Benvenuto, DiPietro, nel mondo degli adulti.