“A volte invece di quelle vedevo l’immagine per me simbolica (quindi infuriante) della gran tenda con cui un’estate fa i mussulmani somali sfregiarono e smerdarono e oltraggiarono per tre mesi piazza del Duomo a Firenze. La mia città.” Oriana Fallaci-La Rabbia e l’Orgoglio
E oggi, un’altro sfregio è stato fatto alla città di Firenze e all’Italia intera: occupata e ricattata da bande errabonde di Africani urlanti e gesticolanti.
Questa, non è, la loro terra. Non è la terra dei loro padri: è la nostra terra, è la terra che abbiamo ereditato per diritto di sangue. E nonostante ciò, loro, gli Africani urlanti, si sono appropriati delle nostre strade, delle nostre piazze. E in queste strade, in queste piazze hanno urlato il loro odio e i loro ricatti; spalleggiati da qualche decina di professionisti dell’antirazzismo e da qualche politicante che spera di usarli come “grimaldello” per il potere, come i Patrizi usavano gli schiavi contro la plebe di Roma.
Solo non-uomini dall’incerta sessualità, solo individui privi di forza interiore e amore per la propria città, solo giovani vecchi dal cervello obnubilato dalla droga e dalla volontà indebolità possono guardare allo scempio odierno con indifferenza, o con soddisfazione. E’ legge di natura proteggere il proprio territorio, è legge di natura respingere chi non è come te, è legge di natura rispettare il proprio sangue. E’ innaturale e sintomo di squilibrio psichico “godere” dell’altrui dominio su di sé, in psichiatria, si chiama: sadomasochismo. I media, lo chiamano: “antirazzismo”.
E allora, noi siamo la parte sana della società, perché coloro ai quali non ribolle il sangue, difronte alla propria terra stuprata, sono psichicamente e moralmente “malati”. Noi, invece, non siamo “coloro che indietreggiano”. Oggi c’è stata lanciata una sfida, e a questa sfida risponderemo con forza e intelligenza.
Noi non siamo Gianluca Casseri, e non siamo Nicolino Vendola: noi non vogliamo “uccidere” e non vogliamo “abbracciare”. Vogliamo essere liberi a casa nostra.
Ci deve essere una via di mezzo, una via ragionevole tra l’uccidere e il farsi uccidere lentamente come popolo: noi siamo quella via di mezzo. Noi vogliamo che gli immigrati tornino a casa loro.
