Goebbels era un dilettante

Difronte alla propaganda che oggi viene messa in atto dai Globalisti con l’ausilio dei loro “cagnolini”, altrimenti detti “giornalisti”, il genio mediatico Goebbels era in realtà un dilettante.
Ogni tanto, le televisioni ci propinano i racconti di come fosse “asfissiante” il totalitarismo e la propaganda mediatica nei vari regimi che hanno attraversato il secolo scorso: Goebbels, il MinCulPop fascista e le macchine di propaganda sovietiche vengono indicati come “feroci plasmatori della coscienza collettiva”. Ma allora, che cosa sono oggi, questi media che si dipingono come “liberi”, ma che liberi non sono perché rispondono tutti allo stesso input culturale, allo stesso “pensiero dominante”?

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Cosa li “differenzia” da quelli che li hanno preceduti sul palcoscenico della propaganda?
Una differenza, tra i “Goebbels” del passato e quelli odierni, c’è, ed è interessante indagarne l’origine: i primi, fascisti o comunisti fa lo stesso, nel bene e nel male, cercavano di “trasmettere” ai propri popoli “valori di coesione sociale”. Si propagandavano i valori della famiglia, della natalità, della solidarietà nazionale e dell’orgoglio. Tutti valori che ritenevamp fondanti e decisivi al benessere e la stabilità sociale: perché ogni regime, non importa di quale ideologia, tende all’autoconservazione e alla protezione della stabilità sociale. Perché è quello il modo nel quale un “regime” protegge se stesso.
Ma se analizziamo l’odierna “propaganda mediatica”, ci accorgiamo di un fatto al tempo stesso, curioso e terribile: oggi, si propagandano i “dis-valori”. Tutti quegli stili di vita che tendono alla disgregazione della società, tutti quei comportamenti che rendono una comunità “instabile”.

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E allora ci domandiamo quali siano i motivi per i quali, il “regime attuale” abbia scelto di plasmare la società verso una destabilizzazione (e quando parliamo di regime ci riferiamo non all’Italia, ma all’intero Occidente verso il quale tutto questo ragionamento si volge).
Perché un “sistema di potere”, dovrebbe favorire i comportamenti che tendono a disgregare e ad erodere i legami sociali sui quali si fonda? Le motivazioni possibili sono essenzialmente due: o il sistema vigente è in realtà “a-cefalo”, ovvero non ha alcuna guida e si lascia indicare la strada dalle correnti entropiche della Storia e del consumismo morale; oppure le élites globali hanno un piano, quello di “polverizzare” la società in micro-isole spingendo sull’accelleratore dell’entropia, favorendo e propagandando tutti quei “vizi” individuali che allontanano l’uomo dall’uomo. Questa due tesi possono anche coesistere, vi è certamente una spinta “naturale” della società consumistica verso il “degrado morale” e lo sfilacciamento dei legami. La scelta del “potere” potrebbe, in questo caso, essere quella di “assecondare” e “agevolare” questa “spinta”.


E allora l’intima motivazione di questa differenza tra i totalitarismi passati e quello “moderno”, sembra trovarsi nella stessa “ontologia” di quest’ultimo: i regimi passati si basavano sulla società e quindi tendevano a perpetuarne le strutture; il nuovo regime trae invece la propria forza dalla “dissoluzione” della società. Ecco che allora si spiegherebbero le spinte mediatiche verso “l’omosessualismo”, “il meticciamento” che è la perdita dell’identità e del sé, e tutte le forme di perversione sessuale che “isolano” l’individuo. Ecco che allora, forse, l’obbiettivo di questo “nuovo potere” è quello di presidiare una moltitudine di individui isolati e quindi deboli, di dominare una non-società composta da miriadi impazzite di minuscoli microcosmi, privi di un centro di gravità che indichi loro il ruolo che hanno nell’esistenza.
Dividi et Impera, dicevano i Latini. Dividi et Impera, sussurra oggi nella pubblicità il “potere”.

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