La morte dell’Euro

E’ farsa continua nelle segrete stanze di Bruxelles. Ieri notte si è tenuto un vertice che non può che essere definito: “D-I-S-A-S-T-R-O-S-O”.

L’Euro è una moneta morta, non ha una Banca centrale di ultima istanza che ne garantisca l’esistenza. Ormai è questione di mesi, se non di settimane. Nella fatidica riunione che doveva segnare la “svolta” nelle politiche eurocratiche, non è stata presa alcuna decisione che incida veramente il bubbone della crisi; nessuna diga è stata eretta a protezione dei debiti sovrani dell’Eurozona.

La cruda verità è, che siamo arrivati ad un punto oltre il quale non si può andare. Per garantire la sopravvivenza dell’Euro, dovrebbe nascere una unione nella quale convergano le tasse di tutti i paesi, in breve un Ministero del Tesoro unico e uno Stato sovranazionale unico: ma i paesi non sono entità astratte come invece l’Unione Europea, sono legati da qualcosa che è più forte di una mera unità monetaria e arrivati al passo finale della propria dissoluzione, quel passo non vogliono farlo.

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E allora il destino dell’Euro è segnato, ed è un bene. L’alternativa è tra la nascita di una Unione Sovietica Europea dove tutti i poteri sono centralizzati, o la dissoluzione della moneta unica: non ci sono alternative, non ci sono vie di mezzo. O sopravvive l’Euro, o sopravvivono gli Stati nazionali e i popoli con le loro culture: noi scegliamo i popoli e le nazioni.

Economicamente i segnali del ritorno alle monete nazionali oramai si fanno insistenti, mentre scrivo ho sul tavolo un report economico di una banca olandese la ING, dove si quantificano i valori delle nuove monete nazionali che nasceranno dalla dissoluzione dell’Euro. E attenzione, le Banche centrali europee si stanno preparando alla fine della moneta unica. (leggi)

Un altro segnale chiaro dell’approssimarsi di questo evento (forse a cavallo del nuovo anno, data ideale per la chiusura delle banche e per motivi contabili), è dato da un altro report che ci segnala come i managers delle multinazionali europee stanziate nei paesi dell’Eurozona, stiano spostando enormi quantità del loro denaro, dalle banche spagnole, portoghesi greche francesi e italiane verso quelle tedesche. E il motivo è ovvio, con questo “semplice trucco”, quando l’Euro si dissolverà e torneranno le monete nazionali, e le banconote esistenti verranno cambiate con quelle nuove, chi le avrà deposistate in Germania avrà in cambio Marchi, che poi, riportati ad esempio in Spagna, produrranno un valore doppio rispetto a quelli sempre rimasti nelle banche spagnole e cambiati in Pesetas. Questo, perché secondo diversi calcoli la moneta spagnola si svaluterà del 50% rispetto al valore odierno dell’Euro, dando una boccata d’ossigeno all’economia e alle esportazioni.[adsenseyu3]

In conclusione, l’Euro è una moneta morta come le foglie cadute d’autunno. Solo una unione forzata potrebbe garantirne, a spese del benessere dei popoli, la sopravvivenza.

Naturalmente la fine tumultuosa e disordinata dell’Eurozona, porterà una grave depressione economica: ma la scelta, come ha scritto un grande giornalista inglese* , è tra “un’orrenda fine, o un orrore senza fine“.

Oramai non vi sono alternative tutte buone, siamo come il malato che deve amputarsi il piede per sopravvivere. Amputiamoci l’Euro, prima che la cancrena invada le nostre società.

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