Cominciamo con la creazione dell’euro. Se pensate che questo fosse un progetto guidato da un calcolo accurato dei costi e dei benefici, siete stati male informati.
La verità è che la marcia verso la moneta unica è stata, fin dall’inizio, un progetto di dubbia analisi economica. Le economie del continente erano troppo diverse per funzionare senza problemi con un’unica politica monetaria, la cui messa in pratica, secondo molti economisti, avrebbe seminato una lunga teoria di “shock asimmetrici”, durante i quali, alcuni paesi crollano, mentre altri sono in pieno boom economico. E a differenza degli Stati Uniti, i paesi europei non facevano parte di una singola nazione con un bilancio unificato e un mercato del lavoro legato insieme da un linguaggio comune.
Perché allora questi “tecnocrati” hanno insistino nella creazione dell’euro, ignorando gli avvertimenti di molti economisti? In parte era il sogno di unificazione europea, che l’élite del continente ha scoperto essere così allettante da ignorare tutte le obiezioni pratiche. E in parte è stato un atto di fede economica, la speranza – guidata dalla volontà di credere, nonostante le vaste prove del contrario – che tutto avrebbe funzionato fino a quando le nazioni avessero praticato le virtù vittoriane della stabilità dei prezzi e della prudenza fiscale.
Triste a dirsi, le cose non hanno funzionato come promesso. Ma piuttosto che adattarsi alla realtà, quei tecnocrati hanno raddoppiato i loro sforzi- insistendo, ad esempio, che la Grecia possa evitare il default attraverso un’austerità feroce, quando chiunque sano di mente, sa che è vero il contrario.
P.Krugman, Premio Nobel per l’Economia.
Rubiamo questo breve sunto di un articolo dell’economista americano P.Krugman, per denunciare quello che in Italia e nel resto d’Europa, è diventato oramai un “dogma di fede”: se crolla l’Euro crolliamo tutti, l’Euro deve essere salvato a tutti i costi.
Questa idolatria della moneta unica, è l’ultima religione che l’ormai defunto ventesimo secolo, ha portato in dote all’attuale: gli orfani della ideologia comunista, sono oggi i maggiori “servitori” , i più pii sacerdoti dell’Euro e della Globalizzazione.
Ma questa “fede”, come tutte le fedi, non ha una base razionale che la sostenga, l’Euro non è l’ancora che ci trattiene dagli scogli, è il masso che ci sta facendo affondare.
Prendiamo un esempio pratico, una comparazione alla Plutarco: con la Grande Recessione iniziata nel 2008, Islanda e Irlanda erano in una situazione simile se non uguale. Entrambe videro lo scoppio della bolla immobiliare, entrambe avevano un sistema bancario fortemente indebitato verso l’esterno: erano come due Nazioni “hedge funds”. Solo una cosa le differenziava e ne ha determinato gli esiti opposti: una aveva l’Euro, l’altra una propria moneta sovrana.
Dopo il crollo, l’Islanda ha “rinnegato” il proprio debito rifiutandosi di salvare le proprie banche, mentre l’Irlanda “costretta” dalla Ue ha fatto l’opposto. L’Islanda ha lasciato che la Krona si svalutasse, mentre l’Irlanda non avendo una propria moneta, non ha potuto godere di questo vantaggio.
In sintesi, l’Irlanda, come Estonia e Lettonia, ha applicato tutti i dettami eurocratici all’interno della moneta unica, lo stesso trattamento che oggi, si vuole ripetere con l’Italia. L’Islanda invece ha seguito una strata inversa: quella della sovranità monetaria.
- GLI ESITI
Lasciamo a voi le conclusioni, che si deducono facilmente da questo grafico.
E’ ovvio che questi “tecnici eurofanatici” devono essere abbattuti, e che l’unica speranza è uscire dalla prigione dell’Euro.
