Tibet, ultima frontiera della modernità. Luogo e spirito di un popolo oppresso e dimenticato, oppresso dai Cinesi: dimenticato dal mondo.
Ma il Tibet è anche lo specchio nel quale osservare noi stessi: dove comprendere quello che avviene nelle nostre società, perché è più facile capire ciò che accade osservandolo dall’esterno, piuttosto che immersi nello scorrere degli avvenimenti.
Il Tibet non è Cina, è una cultura diversa, una popolazione “geneticamente diversa”, nonostante i tentativi dell’Accademia delle Scienze cinese di dimostrare il contrario: ma il Tibet è territorio cinese. E’ territorio “occupato” dai Cinesi, che lo definiscono, “regione autonoma”.
Vista la refrattarietà della popolazione tibetana nell’adeguarsi alla modernità cinese, vista la resistenza fisica, ma anche spirituale alla “integrazione forzata” nella Cina, il potere cinese ha compreso che l’unico modo di “pacificare” il Tibet era renderlo “cinese”. Era la scomparsa “fisica” dei Tibetani come popolo.
Ma la sottigliezza cinese ha compreso anche, che l’eliminazione fisica poteva e doveva avvenire in un modo più intelligente, più subdolo, meno comprensibile e scomodo all’esterno: hanno compreso che non era necessario eliminare i Tibetani, era sufficente renderli minoranza, sommergerli nel mare magnum della multietnicità. Disgregarli e renderli quindi più deboli.
Ecco che il genocidio tibetano assume una forma nuova, ecco che “l’arma di distruzione di massa” non è un ordigno militare, è “l’immigrazione”: attraverso una continua migrazione di Cinesi etnici verso il Tibet, le autorità cinesi stanno lentamente trasformando la struttura etnica di quella terra. Oramai la capitale Lhasa parla cinese, vive cinese: è Cinese.
E inesorabilmente anche il resto del Tibet sta perdendo la propria identità, ormai i Cinesi arrivano ovunque, ovunque i Tibetani arretrano dinanzi al dilagare della immigrazione.[nbnote ]http://www.webcitation.org/5rbC9I6bP[/nbnote]
No, non abbiamo raccontato ciò che avviene in Italia e in Europa. Anzi, è proprio di questo che abbiamo parlato:guardando nello specchio tibetano abbiamo visto noi, abbiamo veduto ciò che accade nella nostra terra, dove governanti ed élites senza scrupoli hanno deciso la nostra “sostituzione come popolo” attraverso l’uso indiscriminato e genocida della immigrazione.
Nel ventunesimo secolo, la vera arma di distruzione di massa è la immigrazione, di questa i “potenti” si servono per asservire i propri popoli.
I Tibetani non possono resistere all’Impero cinese, e la loro unica espressione si manifesta nelle immolazioni dei loro monaci: ultimo grido disperato di un popolo che muore e si perde nel buio della Storia.
Noi, invece, abbiamo la forza di resistere al destino che altri, hanno deciso per noi: è tempo che gli Italiani di buona volontà si uniscano per combattere l’ultima battaglia. Quella per l’Identità, la nostra, come popolo.
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