Viviamo l’ennesimo paradosso moderno. Nell’ultimo ventennio, dalle Guerre Jugoslave in poi, l’Occidente, autoproclamatosi “paladino dell’Umanità” (con la maiuscola, il nuovo dio degli umanitaristi), si è impegnato in una serie interminabile di interventi militari con l’intento sbandierato ai quattro venti di “esportare la democrazia”: oggi, dopo tutti questi anni, a suon di esportarla all’estero, ne siamo rimasti a corto in casa.
Questo che superficialmente potrebbe sembrare un paradosso, in realtà non lo è, perché dietro le avventure belliche di fine novecento e inizio ventunesimo secolo, dietro il paravento della “democrazia”, si nasconde oltre ad evidenti motivazioni economiche, anche qualcosa di più profondo che ci mette a contatto diretto con la malattia che corrode l’Occidente fin nelle sue viscere: l’odio verso se stessi e quella che possiamo definire “adorazione” dell’altro, del diverso, di tutto ciò che è “minoritario”.
Per questo, l’avvento dei “tecnici” e dei poteri burocratici in Europa non è altro che la prosecuzione interna di quello che è stato fatto all’estero: impedire alla maggioranza di decidere, dare alle minoranze il potere e consentire a “piccole élites illuminate” di dominare gli uni e gli altri.
Cosa sono le guerre jugoslave se non l’avventura che una élite autoproclamatasi “portatrice di verità” ha imposto alla maggioranza dei propri cittadini, con l’intento di favorire le varie minoranze, meglio se islamiche e meticce a discapito delle popolazioni cristiane ed europee?
E’ evidente come l’asse portante di tutto l’interventismo bellico degli ultimi anni, non è, il tentativo di esportare la democrazia, e neanche, come volgarmente si potrebbe supporre, la ricerca di vantaggi economici, ma piuttosto l’idea giacobina di “plasmare” le società del mondo a immagine e somiglianza di quello che sta diventanto l’America: una élite che usa la legge per imporre il proprio volere su una moltitudine di individui divisi tra loro, perché ognuno appartenente ad una delle innumerevoli minoranze, che la stessa élite blandisce.
E allora, che cosa sono i “governi tecnici”, se non il tentativo di ripetere in casa, quello che per due decenni si è fatto all’estero? Cosa sono se non il dominio di una élite illuminata su una società che si vuole rendere sempre “più diversa”, sempre più spezzettata lungo linee etniche, razziali, religiose e morali? Cosa è l’adorazione e la protezione delle minoranze omosessuali, se non, la riproposizione in salsa interna, dell’adorazione e protezione verso le minoranze etniche nelle guerre “umanitarie”?
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