Una breve introduzione ad un quadro che ha rapito la fantasia di uomini che hanno fatto la Storia, da Hitler a Freud.
Dipinto nel 1880, il quadro fece subito scalpore. Il suo peso onirico non è indifferente, tanto quanto la sua trasparente simbolicità di bazar sensuale e la reputazione del pittore, allora considerevole.La barca, i cipressi e le rocche intrise di mitologia vi si ritrovano per molti, il mistero resta, non si sfugge all’Isola dei Morti.Di fronte al successo, Boecklin si affrettò a dipingere altre versioni del quadro, com’era d’uso in un’epoca in cui la fotografia non tarderà a rivelare il suo percorso.Tutto il Terzo Reich sarà del resto attraversato da una polemica: Boecklin è un autentico pittore ariano o uno di questi fottuti decadenti nostalgici dell’Italia?Penso che Hitler abbia avuto questo quadro nel 1930 in cambio di due quadri impressionisti della galleria nazionale.Hitler aveva intenzione di mettere l’Isola dei Morti nel museo privato che voleva farsi costruire.Il fascino che questo quadro suscitava in Hitler è certamente legato al tema della morte, così importante nella cultura tedesca e così bene illustrato in quest’opera.A parte il sesso e più o meno il secolo, che cosa possono avere in comune Freud, Hitler, Lenin, Dalì, Strindberg, Druié o D’Annunzio? L’Isola dei Morti.Tutti appartengono a questo club fantasma che riunisce chi idolatra l’Isola dei Morti, a volte fino quasi a perdere la propria vita.Il quadro è scomparso nel 1945, sappiamo con certezza che prima di questa data si trovava nella cancelleria del Reich.Dopo l’invasione delle truppe sovietiche il quadro è scomparso, può darsi che negli archivi di Mosca possa trovarsi una spiegazione dettagliata di ciò che realmente è accaduto. Poi nel 1979 un uomo d’affari berlinese regalò questo quadro al museo d’arte moderna.Ritengo che sia riuscito ad entrare in possesso di questo quadro grazie alla diplomazia tedesca a Mosca.
Durante la guerra sono successe tante cose, diciamo, senza spiegazione, fatto sta che è tornato nel nostro museo a Berlino, a 200 metri dall’ultimo bunker di Hitler, un caso curioso.