Sconforto di fronte alle macerie della Patria!

Ernesto Micetich

S’affacciò l’Orda, e vide la pianura, le città bianche presso le fiumane, e bionde messi e bovi alla pastura.
Sboccò bramendo, e il mondo le fu pane
. (Pascoli)

L’Italia non è una landa disabitata, senza storia e senza tradizioni, da popolare indiscriminatamente
(Biffi)

Ormai chiunque passeggi per le strade di quella che una volta era l’Italia, non può che amaramente ripensare a Leopardi e, con una parafrasi che il sommo poeta mi perdonerà, declamare mestamente:<>, constatando amaramente lo scempio nefando perpetrato contro la fulgida maestosità di questa nostra terra avita che una volta poteva legittimamente definirsi il giardino della civiltà cristiana (D’Azeglio) ed oggi sembra una vecchia imbelle avvolta nelle pezze d’Arlecchino (1), prostrata nell’infimo grigiume di un letamaio ammelmato ove non penetra lo sguardo lumescente di Clio!
Questo è stato il grande prodigio compiuto dalle menti illuminate dei nostri aureolati politicanti i quali, considerando troppo provinciale un’Italia popolata da Italiani, hanno deciso bene, dall’alto dei loro umanitari circoli riservati, di compiacere gli avidi appetiti delle multinazionali etnocide(2), permettendo alle orde straniere di scardinare impunemente le porte della Patria e violare quei sacri confini che furono edificati dall’eroismo guerriero dei nostri Padri per essere i limiti inconcussi dell’alma terra d’Italia (3)…<> oh tempi funesti e scellerati! Oh, come avvolte nel misterioso manto della suprema lumescenza oracolare, queste parole di Pascoli sorgono alla memoria “motu proprio” dipingendo, con drammatica esattezza, la raccapricciante realtà che stiamo vivendo come comunità nazionale costretta a sopportare passivamente la protervia del brulicame straniero che si abbatte quotidianamente con un fosco e funesto stillicidio sul “suolo della Patria” (4).Un dramma che ben presto si immerge nella tinta cupa dell’ima mestizia pensando all’opaco stuolo buonista della nostra autocratica democrazia che, annaspata la mente da un malsano dolciume umanitario, addirittura profonde inesauribili sforzi e mezzi pubblici per ricevere questi novelli argonauti e ricompensarli degli immensi perigli e disagi che hanno affrontato per entrare illegalmente in Italia (5)! E non può non suscitare sconforto, a chiunque alberghi nel proprio cuore
il sublime sentimento di amore per la Patria (6), vedere come le fiumane straniere che violano la nostra sovranità nazionale pagando milionarie somme a dei mafiosi, camminino sul tappeto rosso della melliflua retorica srotolato al loro passaggio dalle prefiche giornalistiche e dalle compassionevoli telecamere
sempre intente a sdilinquire l’italiano brava gente in un languido e patetico sentimentalismo narcotizzante emanato dagli sguardi tristi e malinconici degl’immancabili “donne e bambini”, dietro ai quali altri sguardi, torbidi di cupa bramosia giungono alla conquista di questa terra sulla quale un tempo il sangue eroico dei nostri Padri scrisse la sublime parola Patria e che oggi è avvilita e infangata dai seguaci del diabetico “genio umanitario” (Giusti).

Note:

(1) E infatti… “A Napoli un centro per i ragazzi stranieri” (Metropoli, 6 aprile 2006):
<>. Sempre piú profetico il buon Giusti:<>. Non posso fare a meno di notare poi che il centro nasce per minori “stranieri e italiani” ma visto che Napoli ancora si trova in Italia, non sarebbe stato piú giusto scrivere “italiani e stranieri”? E perché nel titolo dell’articolo addirittura si menzionano solamente questi ultimi? Ma vi danno proprio cosí fastidio gli Italiani?

(2) Come precipitano in peggio i tempi! Se lo sarebbe mai immaginato Jean Malaurie nel lontano 1968 che il concetto di “etnocidio” avrebbe visto come sua vittima piú illustre i gloriosi popoli europei? (con il termine europeo mi riferisco a tutti i popoli autoctoni d’Europa, includendo quelli che nei secoli scorsi sono andati per il mondo a formare grandi nazioni. In fondo, se i ne(g)ri, anche dopo secoli che nascono fuori
dall’Africa continuano a definirsi ”afro”, non vedo perché i bianchi non possono rivendicare la loro appartenenza alla comune origine “euro”)

(3) Mentre giustamente scrive Giovanni Sartori che:<> e aggiungo che tutti questi politicanti buonisti che permettono l’invasione dell’Italia andrebbero denunciati penalmente ogni volta che uno straniero commette un reato contro un italiano. Volete lasciare la porta aperta? E allora pagatene le conseguenze voi e le animucce pie che vi appoggiano!

(4) Con quanta avvedutezza scrive Ida Magli che:<> É cosí triste constatare che purtroppo veritá palesi come questa che ho appena riportato giacciono inascoltate nell’immenso deserto dell’informazione “democratica”, mentre i ragli del buonismo meticciatore fanno tanto baccano… <> (Giusti)

(5) “La verità è, come ha scritto Mino Fuccillo su Repubblica, che da noi un terzomondismo estenuato e da salotto paralizza, o come falsa coscienza o come forza organizzata, ogni reale riformismo. Un complesso
di colpa verso i diseredati del mondo, la mitica ricerca di una lotta di classe smarrita, una carità sovente pelosa portano a teorizzare che gli esseri umani che vengono da oltre frontiera siano non soltanto vittime, ma anche intoccabili… Certo, quando li vediamo arrivare fanno pena. Ma l’intoccabilità fa rabbia. E il medico pietoso fa la piaga puzzolente”. Giovanni Sartori “L’Espresso”. Scritto nel lontano 1997!

(6) Non posso fare a meno di avvalermi ancora una volta delle parole giustissime di Ida Magli…”Perché dunque non dovremmo amare e proteggere con la stessa cura il nostro paese, la nostra terra? È ovvio che ogni nazione possiede una porta, con relativo tappetino; e se si rimprovera agli italiani, come si è soliti
fare, di non avere il senso dello Stato, bisognerebbe per prima cosa non rimproverarli di amare il territorio sul quale lo Stato è radicato e senza il quale non può esistere.
Amarlo significa, come per la propria casa, amare concretamente la terra su cui camminiamo, la storia che vi è stata vissuta, i dolci suoni della lingua che ne ha impregnato l’atmosfera; le passioni e le fedi con le quali, attraverso terribili sforzi, anche noi, poveri italiani, siamo riusciti a costruirci una patria, a stabilire una porta che chiuda un territorio che per secoli è stato alla mercè di conquistatori stranieri.
I codici italiani stabiliscono che è reato entrare in una casa tanto che neanche le forze dell’ordine lo possono fare senza l’autorizzazione della magistratura. Perché, dunque, per prima cosa non si stabilisce che è un reato entrare clandestinamente nel nostro paese? Il fatto che gli immigrati entrino senza permesso fa capire (e fa sentire) che non rispettano il paese nel quale vogliono vivere; non lo rispettano tanto da non percepire la violenza che esercitano su coloro che vi abitano, cosa che invece qualunque ladro che penetri in una casa sa bene.
Si tratta di una violenza che ovviamente è molto più sottile e più grave di chi vi entrasse con le armi”. E dopo aver letto ció… come diventano ancora piú insignificanti di quello che giá sono gli stolti omuncoli dell’umanitarismo patricida ai quali purtroppo l’inerzia del nostro popolo sta permettendo di distruggere millenni di Storia!

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