
Questa che segue, è una dedica a tutti quei perbenisti sempre pronti a starnazzare (con un’improbabile aria da soloni): “non è invasione, è immigrazione“.
Ecco uno stralcio della definizione di “invasione”, data dal Dizionario Enciclopedico Treccani:
Invasione: ” Penetrazione in un territorio di popoli in cerca di nuove sedi” …
Ergo, le masse sempre più numerose che, da tutto il mondo, vengono nelle nostre terre, rappresentano una vera e propria invasione.
Dopotutto, l’idea che non si possa definire “invasione”, solo perché coloro che invadono non sono organizzati in un esercito, con spade e scudi, è un’ “invenzione” abbastanza recente.
Da sempre è stato ben chiaro cosa significasse “invasione”; di sicuro, lo era prima che si decidesse di “cambiare il nome alle cose”, sperando che ciò ne potesse mutare anche la sostanza.
E ancor oggi, in alcuni campi è ben chiaro l’utilizzo del termine.
Si pensi al mondo animale: quando gruppi numerosi di animali “esotici” migrano in in massa in altri territori, creando danni alle specie autoctone; nessuno, soprattutto tra i radical-chic così preoccupati per l’ambiente, si sente di doverne censurare la gravità.
Sempre per fare esempi, l’espressione “invasione di cavallette”, è notissima; eppure non ci risulta che le cavallette abbiano in dotazione un fucile, né che siano precedute da una dichiarazione di guerra.
Ora, se le invasioni nel mondo animale preoccupano, e spingono a far di tutto per salvare le specie autoctone dai danni e dai rischi subiti (estinzione o crollo demografico); perché ciò non accade anche per le popolazioni umane? Perché non ci si preoccupa ugualmente del destino di uomini, popoli e culture?
Perché i tanti boschi nostrani divenuti preda dello scoiattolo grigio americano, sono un danno alla diversità; mentre città olandesi come Amsterdam, Feyenoord, divenute territorio della Umma, non solo non devono essere causa di preoccupazione per l’Olanda, ma addirittura per qualcuno dovrebbero essere “motivo di vanto”?
O forse, dobbiamo desumere che è sbagliato preoccuparsi di certe questioni anche nel mondo animale?
Magari è così, e vorrà dire che dobbiamo imparare a disinteressarci delle invasioni, indipendentemente da chi ne sia l’artefice, uomo o animale. E rassegnarci a veder lentamente scomparire i nostri boschi, mutare l’ambiente, morire il canto degli uccellini della nostra infanzia e perdersi nell’oblio, il sangue della nostra Stirpe.