Carri armati virtuali a Budapest

Lo avevamo anticipato*, avevamo colto i segnali che ci venivano dalle dichiarazioni di eurofanatici e banchieri d’alto bordo: la decisione ungherese di mettere la Banca centrale d’Ungheria sotto la dipendenza politica e quindi di toglierla dalla “falsa indipendenza” che è, in realta, dipendenza dal sistema finanziario delle grandi banche; non può essere tollerata dal Potere.
Non può essere tollerata per ovvii motivi; non certo per il danno in sé che questa decisione reca agli speculatori, ma perché creerebbe, per loro, un pericoloso precedente che ne metterebbe a rischio la stessa esistenza.
La Ue e gli Eurofanatici si sono mossi in sincronia con la gestapo del Fondo Monetario Internazionale: non toccate l’indipendenza della Banca centrale è il loro mantra. I carri armati virtuali della finanza si sono mossi, come si mossero mezzo secolo fa, quelli meno chic dell’Urss. Il ricatto è simile a quello che le banche fanno ai cittadini comuni: ritirate il provvedimento, o vi tagliamo i finanziamenti.
Il gioco del Potere è molto pericoloso, ma è il gioco di chi è disperato; destabilizzare l’Ungheria e portarla al default, sarebbe la prima tessera di un domino che farebbe crollare tutto il sistema finanziario. Il fatto che il Sistema, sia pronto a rischiare se stesso, significa che la posta in palio è altissima, e che vede l’esempio ungherese, come una seria minaccia alla propria esistenza.

Attualmente le Banche centrali non dipendono dal sovrano (il popolo), ma da una ragnatela di interessi finanziari incrociati. Sono infatti di proprietà delle banche private: le stesse banche che poi, le varie banche centrali dovrebbero controllare e “punire”.
Immaginiamo una Banca centrale ungherese che batte moneta, non, come avviene oggi in tutto il mondo, attraverso il sistema bancario che poi “presta agli stati a interessi da usura” , ma che lo fa direttamente attraverso lo Stato, liberando lo Stato e quindi i cittadini dagli interessi che oggi paga ai privati per denaro che la Banca centrale emette a nome dello Stato stesso.
Ecco perché Budapest deve essere fermata, ecco perché, dagli scranni dell’Europarlamento fino alle stanze grigie del Fmi, l’imperativo è uno solo: Budapest delenda est.

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