Non abbiamo bisogno di Immigrati

Le “animebelle” del giornalismo e della politica italiana, se esiste ancora una “politica italiana”, vivono in un perenne stato di “contraddizione psichica”.
Abbiamo a che fare con delle personalità dissociate che un giorno gridano all’allarme occupazione, e quello successivo, in preda a psicosi collettiva, ci informano di “quanto abbiamo bisogno di immigrati”.
Le due cose, care testevuote, non possono coesistere: non è ontologicamente possibile, la sintesi tra disoccupazione e bisogno di immigrazione.
Solo nel meravigioso mondo del giornalismo italiano, si può leggere, nella stessa pagina, l’allarme disoccupazione e un articolo nel quale un pennivendolo si delizia dell’arrivo di nuovi immigrati.
Naturalmente, la tesi che gli xenofili usano quando vengono posti davanti a questo dilemma, è che gli immigrati non rubano il lavoro agli Italiani, fanno i lavori che gli Italiani non vogliono fare. Questo ormai vetusto e bizzarro ragionamento lo abbiamo sentito e risentito, letto e riletto. Non ha alcuna base economica.
Non esistono lavori che noi non vogliamo fare, ma lavori che non possiamo fare se la concorrenza degli allogeni li rende economicamente off-limits. Noi non possiamo(e non vogliamo) vivere in dieci in una stanza, non possiamo e non vogliamo tornare all’epoca della Londra dickensiana.
L’immigrato, come un parassita si insinua nel mercato del lavoro e, con la sua disponibilità al para-schiavismo, lentamente esclude gli autoctoni dal mercato del lavoro: questo avviene in Italia, ma avviene in tutta Europa e in tutto l’Occidente.
Oltre alla concorrenza verso il basso, una sorta di lavoratori “low-cost”, e l’Occidente sta morendo di low-cost, esiste un altro danno che l’immigrazione causa al mercato del lavoro, un danno indiretto ma non meno pericoloso: catastrofico a lungo termine.
L’immigrazione uccide l’innovazione e la ricerca, perché la disponibilità di lavoratori a basso costo, invita le imprese a non innovare e a non meccanizzare. Questo, ha l’effetto indiretto di colpire i settori ad alta frequenza di innovazioni come la meccanica e l’elettronica andando a ridurne l’occupazione. Con l’effetto più a lungo termine di una lenta degradazione produttiva e competitiva.
E difronte a questo catastrofico scenario, i Sindacati hanno completamente abbandonato i lavoratori italiani: perché ormai anche i sindacalisti sono una “oligarchia”. E tutte le oligarchie “adorano” gli immigrati, per ovvii motivi “elettoralistici”.
La corda è vicina a rompersi. Dio protegga gli immigrati, quando si romperà.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *