L’oroscopo dell’Istat

“Ma che bisogno avrebbe una persona di tenersi un computer in casa?”
Kenneth Olson, fondatore della Digital Equipment Corporation.1977.

“Gli immigrati nel 2065 saranno il triplo di oggi”
Istat. 2011

Le previsioni, anche quelle statistiche, sono uno strano esempio di vanità scientifica nel quale istituti pubblici finanziati dalle tasse dei cittadini, non si dovrebbero avventurare. Soprattutto non dovrebbero essere utilizzate per portare avanti “agende politiche”, che nulla, dovrebbero avere a che fare con istituti scientifici terzi e neutri.
Invece accade l’opposto. E oggi l’Istat, con lo spreco di risorse che possiamo bene immaginare, ha sentenziato che, tra cinquanta anni, ci saranno tre volte il numero di immigrati di oggi.
Ora, l’Istat non è in grado, perché nessuno lo è, di sapere come sarà l’Italia tra mezzo secolo, ma se dovessi scommettere tutto quel che ho su un’alternativa, quella che riterrei più probabile tra un’Italia piena e una senza immigrati, sarebbe la seconda ipotesi.
Senza scomodare la teoria del caos e l’impossibilità non solo pratica, ma anche teorica di fare previsioni a lunghissimo termine; basta andare a leggersi le previsioni statistiche fatte un decennio fa dall’Istat su quanti immigrati ci sarebbero stati in Italia nel 2012, e poi confrontarle con i dati reali dell’anno prossimo, per rendersi conto di quanto sia sciocco dare spazio a simili farneticazioni.
Nessuno statistico, partendo dai dati a sua disposizione nel 1960, avrebbe mai, e infatti non ha mai, descritto un’Italia con il numero di immigrati che ha oggi. E’ da citrulli sfornare certe previsioni fatte a partire dalla situazione odierna, mantenendo le variabili fisse all’oggi e spostando in avanti solo il “tempo”. Una lievissima variazione di una variabile ha effetti statisticamente “catastrofici” in tempi così lunghi: un’invenzione tecnologica può rendere obsoleto il ricorso all’immigrazione, uno shock economico (l’attuale?) può capovolgere il “clima sociale” e un’epidemia da sola può rendere certe statistiche come un mero esercizio intellettuale di scarso valore.
In queste ricerche, che, mai dimenticarlo, hanno sempre una motivazione “politica”, manca poi una variabile che viene sempre occultata: la volontà popolare. Loro “prevedono”, ma nessuno ha mai chiesto al popolo se vuole “immigrati, sempre più immigrati”, e qualcosa mi dice che a lungo andare il popolo, questo diritto di parola, se lo prenderà. Con le buone, o con le cattive.

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