Nessuna marcia per i nostri morti

Nei giorni successivi i fatti di Firenze, nei quali tre persone hanno perso la vita, si sono moltiplicate le aggressioni violente ai danni di Italiani da parte di immigrati: sempre più arroganti.
Due giorni fa un giovane è stato massacrato da dieci stranieri, il giorno prima due anziani erano stati ridotti in fin di vita da rapinatori maghrebini e il giorno dopo, ieri, un violinista è stato ucciso per un “bottino” di 100€ da due vagabondi dell’Est. Questa è l’Italia di oggi sotto le gelide mani di Schengen.
Nessuna manifestazione per loro. Nessuna marcetta di solidarietà: non si scomodano i Sindaci con fascia d’ordinanza, non si muovono per loro i Sindacalisti chic. Non si marcia per denunciare la “mattanza” di cui sono preda, ogni santo giorno che Dio manda in terra, gli Italiani.
A noi l’Ici, agli Zingari le case e i nostri soldi. E quando muoriamo, o siamo aggrediti per mano dei loro “amichetti immigrati”, non ci sono canzoni in tv per noi. Non ci sono cori di sdegno.
E tante volte, non c’è nemmeno la notizia: sepolta, nelle redazioni, dalle gelide mani di miseri giornalisti traditori.
Dovrebbe essere il tempo della rivolta, della reazione contro questo Stato che non è più espressione della Comunità; ma il suo oppressore. Non è più, se mai lo è stato, la mano che mette in pratica la volontà del popolo: no, oggi si coccolano gli immigrati, gli Zingari e chiunque non sia Italiano, Cristiano e sessualmente normale.
E allora, noi diciamo: chiedetele ai Rom le tasse che vi mantengono nei vostri salotti dorati di Roma. Chiedetele a Mohammed e Alì e ai gestori dei Kebab. Chiedetele al Senegalese che vende tappeti.
Si odono echi di tuoni in lontananza, è il fronte della tempesta che s’avvicina: sollevate gli sguardi Patrioti, riprendiamoci quel che è nostro per diritto di sangue.

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