Kennedy e la ‘catastrofe’ dell’America bianca

Nel cinquantesimo anniversario della morte di JFK – ieri – si sono sprecati gli articoli. Spesso nostalgici di una figura che non è mai esistita. Kennedy è stato un fenomeno mediatico, più che politico, il primo dell’era moderna, un po’ come Obama, solo che, a differenza di Obama, ha avuto la ‘fortuna’ di essere ucciso prima che la realtà ne svilisse il mito.

Pensate se il signor Hussein Barack fosse stato ucciso da qualche ‘rassista’…

Infatti, al di là del personaggio JFK, è interessante analizzare quali siano stati gli effetti culturali e pratici sull’America e probabilmente su tutto l’Occidente, del suo assassinio. Perché azioni di questo genere hanno effetti che possono essere molto profondi nel percorso storico: se non vere e proprie ‘svolte’, perlomeno accelerazioni decise.

Al contrario di tutta la propaganda postuma, JFK era un moderato in politica interna. Non aveva preso e non aveva alcuna intenzione di prendere decisioni di rottura nel campo dei cosiddetti ‘diritti civili’, che poi erano e sono il tentativo di imporre i privilegi della minoranza. Un po’, perché non era nelle sue corde; un po’, perché non ne aveva la ‘forza’ politica: non era ancora morto nessun JFK. Ed è stato questo l’impatto più profondo della sua morte nella storia americana e occidentale: il cadavere che, cadendo, ha abbattuto le resistenze della parte sana della società americana all’ondata di entropizzazione voluta dai Grandi Poteri. Ondata, la cui risacca subiamo ancora oggi.

Fu solo grazie alla morte del moderato JFK, che Lyndon b. Johnson, uomo dei Grandi Poteri, poté salire alla Casa Bianca con il ‘mandato’ di imporre i ‘diritti civili’ e una politica di assistenzialismo verso i neri: per punire l’America profonda che aveva ‘odiato’ JFK. E che ora doveva ‘espiare’. E che ora, era stata disarmata dalla morte del suo ‘nemico’. Morte della quale non era neppure colpevole. Ma lo divenne – colpevole – moralmente.

JFK morì nel ’63. Il suo successore Johnson annunciò la sua Great Society nel maggio del ’64 e firmò il Civil Rights Act nel mese di luglio. Seguirono comunque le rivolte nere, a dimostrazione di come non è, la durezza a provocare le ribellioni, ma la cedevolezza: la prima un paio di settimane più tardi. LBJ vinse poi il suo mandato come presidente eletto nel mese di novembre, e arrivarono i disordini razziali neri di Watt nel 1965 e Detroit nel 1967.

Insomma, difficile dire chi veramente abbia ucciso JFK. Ufficialmente il comunista bizzarro Oswald. Ma facile sapere a chi, la sua morte è servita. A quel grupo di potere che stava e sta ancora oggi nella saldatura tra quello che Eisenhower definì complesso militare-industriale e i fanatici della società aperta. Quella saldatura, per capirci, che ancora oggi porta a fare le guerre in Afghanistan e Iraq, mentre si importano afghani e iracheni in casa propria.

Per questo la morte di JFK può essere definita la ‘catastrofe dell’America bianca’, non per la perdita di un presidente probabilmente mediocre, ma per gli effetti, nefasti, che la sua morte ha avuto.

6 Comments

  1. italiano novembre 23, 2013 9:28 am  Rispondi

    Kennedy voleva avviare una riforma economica che avrebbe sganciato l’america dalla finanza ebraica mondiale simile a quella che volevano attuare Hitler e Mussolini, per questo fu ucciso.

  2. Luka novembre 23, 2013 3:54 pm  Rispondi

    Non dimentichiamo anche che JFK era mal visto da “lorsignori” anche x il fatto che èra contro le società segrete ed era x la sovranità monetaria dello stato…

  3. arden novembre 24, 2013 12:31 pm  Rispondi

    Col tempo, ho rivisto in senso positivo il giudizio su JFK, che, però, rimane un presidente non all’altezza del mito liberal che ne ha fatto l’assassinio a Dallas. L’America, analogamente, ha visto il melting pot come un mito fondativo dell’identità americana e della sua ‘eredità’ storica solo a partire dal terzo decennio del XX secolo, sotto l’amminstrazione di un’altra icona come Roosevelt. Certo, i negri si trovavano in America prima che diventasse uno Stato indipendente e non ci erano arrivati di propria volontà: quindi, giusto considerarli cittadini di pieno diritto e americani a tutti gli effetti. Al riguardo, però, le cifre soparate dagli storici filo-radicali sulla deportazione dall’Africa- cento milioni di africani sub-sahariani in tre secoli – sono assurde: l’Africa sub-sahariana, tanto per cominciare, non ha avuto cento milioni di abitanti dall’aparrizione dell’Homo abilis all’Ottocento. Per gli schiavisti, contare sul tasso di rirporduzione degli africani era più conveniente che importarne dal’Africa. Inoltre, la schiavitù si sviluppo’, negli U.S.A., dalla fine del Seicento, con la nascita di una primitiva industria del tabacco e assunse proporzioni significative dalla metà del Settecento, se non dopo, quando la richiesta dell’industria tessile inglese fece accrescere la produzione di cotone.

    Ridicolo, poi, come fanno certi storici, attribuire l’arretratezza del Continente Nero a questo ‘depauperamento demografico,’ il rapporto fra popolazione risorse, assai limitate, non avrebbe conosciuto alcun mutamento in grado di portare le popolazioni sub-sahariane fuori dal livello del Neolitico e al massimo, del Medioevo, cui erano giune grazie ai contatti con gli arabi, pre-cristiani, cristianizzati e a partire dal x sec. d.C., islamizzati (con loro il ‘prelievo’ di manodopera schiavile, impegnata in lavori non direttamente legati alla produzione agricola, assunse proprozioni contro cui nessuna voce si leva). In ogni caso, la schiavità non è una invenzione dei bianchi e neppure degli arabi, le tribù africane la praticavano da sempre: in questo, non hanno appreso nulla dagli altri e quando si è trattato di soddisfare richieste in aumento, gli africani non hanno fatto che intentisificare un commercio che non veniva a corrompere nessuna ‘purezza’ originaria’.

    Comunque, che gli U.S.A. si apprestino a consegnare chiavi in mano il loro Paese a masse crescenti di non europei, facciano pure. Il melting pot imposto ai popoli europei dall’alto e a tappe forzate è una prevaricazione contro cui si ha il diritto, se non tutti lo sentono come proprio dovere, di opporsi.

    • Bert novembre 25, 2013 1:45 pm  Rispondi

      La schiavitù aveva matrice giudaica soprattutto.

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